E’ un’estate nera per il Papeete. Prima la crisi di Milano Marittima, che continua a registrare un calo allarmante di presenze turistiche, poi la battaglia del Comune contro i vocalist che ha messo il “silenziatore” alla mala-movida, adesso il blitz di +Europa e Radicali che, nella giornata di ieri, hanno deciso di “occupare” simbolicamente la spiaggia per protestare contro la proroga delle concessioni che – a loro dire – viola le imposizioni dell’Europa “che continua a multarci per colpa dell’atteggiamento attendista del Governo italiano”.
I manifestanti non solo hanno “invaso” lo stabilimento, ma hanno anche consegnato agli attuali gestori una copia della diffida al Comune di Cervia: “Chiediamo immediatamente una gara aperta per candidarci a gestirlo noi con alcuni imprenditori che hanno già esperienza nel settore”, ha spiegato il presidente nazionale Matteo Hallissey presente a Milano Marittima assieme al portavoce del partito della sezione di Rimini Yuri Napolitano.
I due hanno steso alcuni teli da spiaggia e piantato un ombrellone vicino agli altri ombrelloni di proprietà dei concessionari. Una forma di protesta già praticata da altri gruppi (ad esempio Mare Libero) anche in altri stabilimenti contro la mancata attuazione della direttiva europea Bolkestein.
“Il Papeete – hanno ribadito i manifestanti – è un un lido emblematico della mancata attuazione della direttiva, da anni affidato sempre agli stessi, senza alcun bando. Se entro un mese, come da legge, non ci sarà una risposta dal Comune, andremo al Tar. Stiamo rischiando multe ed infrazioni dall’Europa per via della proroga delle concessioni al 2027 e per la proposta del ministro Salvini di abbassare i canoni fino al 40% e riconoscere indennizzi per i concessionari che hanno già lucrato per anni”.
E i gestori? Per nulla disposti ad assecondare quel teatrino hanno chiamato i carabinieri che hanno identificato tutti i partecipanti alla protesta. Tramite i loro legali, la famiglia Casanova-Bertini ha ribadito la titolarità della concessione, annunciando di voler intraprendere le vie legali “al fine di scongiurare il ripetersi di qualsivoglia `invasione´ nei propri stabilimenti ed in altri luoghi, che possono arrecare molteplici danni”.