25 Settembre, 2026 Cesenatico

La vera storia di “Lalla e Palooza” (quella che hanno provato a farci dimenticare)

Quella di “Lalla e Palooza”, per amor di verità, è una storia tutta da riscrivere. Perché oggi, 66 anni dopo quella notte del 3 aprile del 1959, sappiamo con certezza che ad uccidere il delfino di Cesenatico non fu una semplice “bravata” come titolava in quei giorni di caos e tristezza la Gazzetta del Popolo. 

Il corrispondente dell’epoca, Nino Salani, già a quei tempi ci raccontò, con dovizia di particolari, la fedele dinamica dei fatti ma, nella memoria collettiva, venne tramandata un’altra versione, ovvero quella secondo cui a rapire “Lalla”, nella notte tra il 2 e 3 aprile del 1959, mossi da pura invidia, furono “alcuni scriteriati abitanti di Cervia”. 

Poi, come noto, nel ritorno a Cesenatico “Lalla” – stremata da quei continui spostamenti e con diverse ferite alle pinne – morì due giorni dopo, tra penosi lamenti, in una vena Mazzarini affollata di gente. 

Oggi, se chiedete ad un abitante di Cesenatico di narrarvi la storia dei due delfini, nove su dieci vi racconteranno questa favola. 

In realtà, come si evince da diversi documenti, il rapimento di “Lalla” fu soltanto una trovata promozionale concordata nei minimi dettagli dalle aziende di soggiorno di Cesenatico e Cervia per fare pubblicità ad entrambe le località. Fu Primo Grassi (e questa, solo per gli esiti imprevedibilmente infausti, resterà l’unica ombra nella sua vita di geniale visionario) ad avere l’idea, convinto che la grande stampa nazionale, attirata dalla storia intrigante del delfino rapito, avrebbe portato Cesenatico sulla ribalta delle prime pagine di tutti i giornali. E, in effetti, per un giorno la storia fece il giro del Belpaese. Poi qualcuno ingenuamente spifferò la verità e, nell’allora palazzo del turismo di Viale Roma, dovettero arrivare i carabinieri per difendere i vertici dell’azienda di soggiorno dall’ira dei cittadini di Cesenatico. 

Il primo a raccontare, nero su bianco, con impeccabile rigore narrativo, l’esatta dinamica dei fatti, è stato Davide Gnola nel suo libro “Lalla, Palooza e i delfini di Cesenatico” (Minerva Edizioni). Eppure, nemmeno quel libro scritto in maniera così autorevole e documentata è riuscito a riabilitare fino in fondo la verità storica di questa vicenda che in tanti, in questi 66 anni, hanno provato prima a seppellire e poi a dimenticare.  

Davide Gnola, “Lalla” dunque morì per una trovata pubblicitaria finita male? 

“Sì, ma una premessa è doverosa: per capire fino in fondo questa vicenda bisogna calarsi nel contesto di quegli anni, quando si provava in tutti i modi a promuovere il nostro turismo e quando la sensibilità verso gli animali era molto più blanda tanto che, fino agli anni ’70, i delfini in Adriatico venivano cacciati e uccisi. Detto questo, furono gli stessi protagonisti dell’epoca ad ammettere per primi che le cose andarono esattamente così. Come risulta da alcuni documenti ancora oggi conservati negli archivi del palazzo del turismo, il rapimento fu concordato per scopi pubblicitari fra le aziende di soggiorno di Cesenatico e Cervia”. 

L’accordo, però, venne tenuto segreto…

“Sì tant’è che, quando si seppe che a rubare Lalla erano stati i cervesi, in poco tempo a Cesenatico si formò spontaneamente una squadra di uomini che, in maniera piuttosto decisa, partì per Cervia per riprendersi il delfino che era stato provvisoriamente collocato nel Canalino”.

I delfini, negli anni 60, erano considerati delle specie nemiche della pesca e, pertanto, da uccidere. Cesenatico, però, si affezionò subito a quei due delfini…  

“Le dirò di più: quando Lalla morì, sulla terrazza del palazzo del turismo, dove oggi come allora c’era il Dancing La Caravella, venne organizzato un vero e proprio commiato funebre”. 

E quando la verità venne a galla?

“Beh, chi aveva escogitato l’iniziativa rischiò grosso perchè molti cittadini di Cesenatico andarono a muso duro davanti all’azienda di soggiorno a chiedere spiegazioni…”. 

E come se la cavò Primo Grassi?

“Come nel suo stile, con un’altra intuizione geniale, ovvero mise in palio mezzo milione di lire come premio per chi fosse riuscito a catturare un nuovo delfino. A quel punto, dopo poche settimane, venne pescata Lalla II che poi si ‘sposò’ con Palooza arrivato dall’America, dando vita al periodo più luminoso del delphinarium di Cesenatico”.

Cosa lasciò quell’esperienza? 

“Beh, in quegli anni i marinai di Cesenatico divennero abilissimi a pescare i delfini sperimentando una tecnica unica al mondo. Bisogna tenere presente che, all’epoca, i delfini non erano una specie protetta, anzi venivano sistematicamente uccisi dai pescatori che, in cambio della loro cattura, ricevevano persino un premio. Dopo la vicenda di Lalla la coscienza collettiva cambiò e la nostra città divenne, probabilmente, la prima al mondo in cui il delfino venne considerato una specie da conoscere, studiare e con cui interagire. Fu proprio dall’esperienza di Cesenatico che, anche grazie agli studi ‘sul campo’ di Dano Esposito, nacquero un po’ in tutta la riviera gli acquari coi delfini”. 

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