22 Settembre, 2026 Cesenatico

L’impresa come atto di servizio: il Premio “Madre Maria Teresa Fasce” a Barbara Burioli

Si è svolta ieri, nella basilica inferiore di Cascia, la cerimonia di consegna del Premio “Madre Maria Teresa Fasce” a Barbara Burioli, fondatrice con il marito Rocco De Lucia della Siropack di Cesenatico, realtà nota per innovazione tecnologica, sostenibilità e centralità della persona. 

A conferirle il riconoscimento è stata la madre badessa Maria Grazia Cossu, mentre il rettore, padre Giustino Casciano, ha consegnato la pergamena commemorativa, sottolineando come l’esperienza di Burioli rappresenti “un’idea di impresa che custodisce il lavoro come bene comune”.

La motivazione parla di imprenditoria etica e generativa, capace di coniugare competitività e cura. Emblematica, in questo senso, la vicenda di Steven Babbi, giovane dipendente colpito da sarcoma di Ewing: nei lunghi mesi di assenza forzata, Burioli e De Lucia decisero di continuare a corrispondergli lo stipendio di tasca propria, trasformando una prova dolorosa in un gesto di responsabilità collettiva. 

Quel gesto valse ai coniugi, nel 2017, l’onorificenza di Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per la straordinaria prova di umana generosità”. Da quella storia è nata la legge n. 106 del 18 luglio 2025, che tutela i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti, garantendo conservazione del posto e permessi retribuiti per cure e controlli.

“Il bene porta bene – ha ricordato Burioli nel suo intervento –. Il vero utile per un’impresa non è solo economico: è culturale, sociale, umano. L’azienda conta se genera salute, dignità, nuove possibilità per le persone”. Parole coerenti con i risultati: nel 2024 Siropack ha superato un milione di ore lavorative senza infortuni, traguardo sostenuto da un bonus sicurezza individuale, da programmi strutturati di welfare aziendale, formazione continua e persino sedute di fisioterapia in sede. “Non possiamo essere all’avanguardia nella tecnologia e in ritardo nella sicurezza – ha aggiunto – se i nostri ragazzi stanno bene, lavorano con più passione e creatività”.

Il Premio “Beata Madre Maria Teresa Fasce” nasce dal desiderio del Monastero Santa Rita da Cascia di valorizzare donne che vivono la vocazione professionale come missione di bene, in continuità con l’eredità della beata (1881–1947), figura lungimirante cui si devono la costruzione della basilica di Santa Rita, l’Alveare per l’accoglienza delle bambine e la rivista “Dalle Api alle Rose”. L’opera-premio, realizzata da una monaca agostiniana pittrice e scultrice, raffigura il cuore infiammato agostiniano sorretto da api e miele, simboli di dolcezza, laboriosità e carità operosa.

Applausi finali hanno salutato una testimonianza che supera i confini dell’impresa: una cultura del lavoro che cura, capace di trasformare la produttività in responsabilità sociale e il successo in servizio alla comunità. “Il bene più importante – ha concluso Burioli – non è l’azienda in sé, ma ciò che grazie all’azienda possiamo restituire agli altri”.

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