Sono state rilasciate questa mattina, al largo di Cesenatico, tre tartarughe marine. Si tratta di tre esemplari di “caretta caretta”: Ondina, Oreo e Prugna, tutte e tre rimaste intrappolare nella rete dei pescatori di Cesenatico.
Le operazioni sono state effettuate dagli esperti del Cestha, il Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat con sede a Marina di Ravenna: “Ogni anno – spiega Alessia Guidi, Tecnico veterinario – sulla costa romagnola vengono pescate accidentalmente circa una sessantina di tartarughe marine. Quelle che riusciamo a curare vengono rilasciate in mare, almeno a tre miglie dalla costa, ma solo durante l’estate quando le temperature dell’acqua sono più elevate. Le più piccole tendiamo a liberarle ad agosto quando c’è il fermo pesca”.
“A questi tre esemplari – prosegue Alessia – come a tutte le tartarughe che curiamo al Cestha, abbiamo applicato una targhetta con tutti i nostri riferimenti da contattare nel malaugurato caso in cui dovessero restare nuovamente impigliate in qualche rete. L’accordo che abbiamo siglato con quattro pescherecci della marineria di Cesenatico (Martin Pescatore, Gabbiano, Vikingo e Ricci) sta dando i suoi frutti e dunque oggi, nel caso in cui una tartaruga venisse pescata, rispettando tutti i protocolli, ha delle buone possibilità di sopravvivere”.
Le tartarughe, che possono vivere anche 100 anni, sono in aumento nell’alto Adriatico grazie anche alle temperature sempre più alte dell’acqua: “Loro – prosegue Alessia – utilizzano il nostro mare come ‘ristorante’ perchè qui, essendo carnivore, trovano tutto il pesce che amano, come ad esempio crostacei e molluschi. Per altro, quando diventano adulte, a parte qualche raro attacco di squalo, in questa porzione di Adriatico non hanno praticamente predatori, ovviamente ad esclusione dell’uomo…”.
Presenti in loco per seguire tutte le operazioni anche Linda Albonetti (Biologa marina) e Sara Segati (Biologa marina, responsabile scientifica delle tartarughe marine). Il direttore del Cestha è il biologo marino Simone D’Acunto.
A rendere più emozionante e suggestivo il rito del rilascio la presenza in mare di un corteo di imbarcazioni storiche locali che hanno accettato di accompagnare le tre tartarughe verso la loro “nuova vita”. In particolare “Prugna” era sulla Venere, Ondina sulla Macalle e Oreo sulla Asso.
L’evento ha rappresentato non solo un gesto concreto di conservazione della fauna marina, ma anche un’importante occasione per promuovere la collaborazione tra enti, istituzioni e comunità locale.
Il Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat con sede a Marina di Ravenna svolge un lavoro molto prezioso ma, ovviamente, ha sempre bisogno di risorse per proseguire la sua attività (pensate che, per rigenerare il carapace e pulirlo dai balani, gli vengono spesso applicati degli olii essenziali e, a volte, del miele).
Chi volesse aiutare questa associazione (è possibile anche “adottare” una tartaruga) può ricevere tutte le informazioni sul sito www.cestha.it.

