Il confronto politico si accende, i lavori vengono sospesi due volte e, secondo la denuncia del consigliere Gianfranco Spadoni, in aula viene pronunciata anche una bestemmia. La seduta del Consiglio comunale di Ravenna di ieri – martedì 13 ottobre – finisce al centro di una polemica sui comportamenti dei rappresentanti dei cittadini e sui limiti del linguaggio nelle istituzioni.
A sollevare il caso è Spadoni, che in una nota diffusa il giorno successivo descrive una riunione segnata da momenti “critici ed imbarazzanti”. Nella sua ricostruzione, il presidente del Consiglio è stato costretto a interrompere per due volte i lavori, in un clima di tensione che ha coinvolto entrambi gli schieramenti.
La critica non risparmia nessuno: maggioranza e opposizione avrebbero contribuito, secondo Spadoni, a un confronto caratterizzato da “azioni ed espressioni verbali eccessive e per molti aspetti fuori controllo”. Comportamenti definiti “scene teatrali”, sui quali viene chiesta una riflessione a chi siede nell’assemblea cittadina.
Spadoni sceglie di non affrontare il merito delle questioni che hanno provocato lo scontro. Si concentra invece su un episodio preciso: un consigliere, del quale non indica il nome, avrebbe pronunciato una bestemmia. Un’espressione che, sostiene, sarebbe chiaramente riconoscibile nelle registrazioni della seduta.
“Non mi spaventano i dibattiti anche accesi e calorosi o anche a volte sopra le righe”, osserva. Ma il confronto, è il senso del suo intervento, deve restare entro i confini del rispetto, soprattutto nella sede in cui si esercita la rappresentanza dei cittadini.
Da qui la condanna dell’episodio e il richiamo rivolto all’intera assemblea: espressioni oltraggiose e irriverenti come le bestemmie, conclude Spadoni, “non devono trovare spazio da nessuna parte e men che meno nell’aula di rappresentanza della città”.