Con il suono della prima campanella è ripartita anche la discussione online sulla scuola di viale Torino. In diversi post e commenti social pubblicati in questi giorni si legge che il Comune di Cesenatico sarebbe stato “condannato a pagare quasi 400mila euro” nell’ambito della vertenza civile con l’ex appaltatrice SOCIM: un’affermazione (più o meno) fondata nei numeri, ma riferita a una sentenza del 2024 e già contestata dall’Amministrazione, che ha presentato un doppio appello. Dunque, nessuna novità sostanziale rispetto a quanto reso noto oltre un anno fa.
Il punto è questo. In primo grado, il Tribunale di Forlì ha rigettato le accuse di inadempimento mosse al Comune, accogliendo solo alcune riserve della ditta: a fronte di una richiesta iniziale superiore a 1,8 milioni di euro, il Giudice ha infatti riconosciuto 186.316,78 euro.
La somma complessiva sfiora i 350–400mila euro per via di interessi compensativi e rivalutazione calcolati dal Tribunale dalla stipula del contratto e non – come sostiene il Comune – dal momento dell’iscrizione delle riserve. È proprio su questi criteri di calcolo, oltre che sull’entità delle spese legali ritenute sproporzionate (secondo il Comune determinate sulla pretesa di 1,8 milioni e non sull’importo effettivamente riconosciuto), che si concentra l’appello.
Nella sua nota ufficiale (luglio 2024) l’Amministrazione ha inoltre ricordato due passaggi che restano attuali: 1) il Tribunale ha escluso errori progettuali (e quindi la ditta avrebbe potuto continuare il suo lavoro) e non ha annullato il provvedimento comunale di risoluzione per abbandono del cantiere; 2) la scuola è in piedi e regolarmente frequentata realizzata secondo il progetto che la ditta giudicava “inadeguato”.
In questo quadro, la ripresa della querelle social di questi giorni non aggiunge elementi nuovi al dibattito, anche se – va riconosciuto – la notizia del pagamento dei 186.316,78 euro l’estate scorsa non venne ripresa con grande enfasi dai media locali (molti la ignorarono del tutto).
La cifra rilanciata come “nuova condanna” è la proiezione nota da un anno (capitale + interessi/rivalutazione), mentre la partita legale è aperta e la posizione del Comune di Cesenatico – resa pubblica nel 2024 – rimane valida: difesa sulla correttezza dell’operato, contestazione del calcolo degli accessori e delle spese di lite e richiesta in appello della condanna di SOCIM ai danni per l’interruzione dei lavori.
In attesa della decisione di secondo grado, il merito della discussione non cambia: il primo giudizio ha ridimensionato le pretese della ditta e non ha censurato la progettazione comunale, anche se la partita legale – di riffa o di raffa – potrebbe costare alla collettività poco meno di 400mila euro.
Per i cittadini, la notizia è dunque contestualizzata: dietro alla bagarre social c’è un procedimento in corso, già spiegato dall’Amministrazione e che, ad oggi, non registra sviluppi ufficiali rispetto al 2024.