Il 20 agosto 1913 Cesenatico visse una di quelle giornate capaci di trasformare una curiosità in storia. Era domenica mattina quando un idrovolante Borel della Regia Marina, pilotato dal sottufficiale Enrico Mendozza e proveniente da Venezia, comparve davanti alla costa e si posò sul mare. Da lì il velivolo venne poi condotto all’interno del porto canale.
Per una città abituata a vele, trabaccoli, barche da pesca e traffici marittimi, vedere una macchina volante scendere sull’acqua doveva avere qualcosa di quasi irreale. L’aviazione, del resto, era ancora agli inizi e un idrovolante rappresentava una delle manifestazioni più spettacolari della modernità.
La notizia si diffuse rapidamente e attorno al porto si radunò una folla di curiosi. Uomini, donne e bambini si affacciarono sulle banchine per osservare da vicino quell’apparecchio arrivato dal cielo e finito, quasi naturalmente, nel cuore marinaro della città.
A rendere quell’episodio ancora più prezioso fu la presenza di un fotografo. Lo scatto realizzato quel giorno non rimase confinato a una cronaca effimera: diventò una celebre cartolina, consegnando l’immagine dell’idrovolante e della Cesenatico di allora alle generazioni successive.
Riletta oggi, quella mattina del 1913 sembra quasi una piccola fotografia simbolica del Novecento che stava per arrivare. Da una parte il porto, le barche e una comunità ancora profondamente legata ai ritmi tradizionali del mare; dall’altra una macchina capace di volare, emblema di un progresso rapidissimo.
Poco più di un anno dopo l’Europa sarebbe precipitata nella Prima guerra mondiale e proprio l’aviazione avrebbe assunto un ruolo sempre più importante. Ma quel 20 agosto, per Cesenatico, l’idrovolante era ancora soprattutto una meraviglia.
Una domenica d’estate, un apparecchio arrivato da Venezia, una folla stupita e una fotografia. A volte la storia passa anche così: senza proclami, semplicemente ammarando davanti alla spiaggia.