2 Novembre, 2026 Cesenatico

Adria Bandiere: “Vendute 3mila bandiere palestinesi”. E spunta una richiesta dall’Isis

Dalla Palestina alla Vespucci, passando per le rotte commerciali, le guerre estere e il Tricolore che gli italiani espongono sempre meno. A Cesenatico c’è un’azienda che, attraverso le proprie bandiere, osserva da oltre cinquant’anni i cambiamenti del mondo. È Adria Bandiere, nata nei primi anni Settanta grazie all’intuizione di Domenico De Ascentiis e dalla determinazione della moglie Antonella Dellapasqua. Una storia imprenditoriale cominciata in maniera semplice, in un piccolo laboratorio ricavato nella cucina di casa, e diventata una realtà capace di raggiungere clienti in ogni angolo del pianeta.

“All’inizio mio marito confezionava le prime bandiere nazionali per il settore alberghiero, mentre io seguivo attentamente il lavoro”, racconta Antonella, cofondatrice dell’azienda. Da allora la crescita non si è mai fermata, passando dal turismo alla nautica, dallo sport alle istituzioni, fino a conquistare l’attuale dimensione internazionale. Oggi, alla seconda generazione condotta dai figli Christian e Cristina, quella passione continua a vivere.

E proprio osservando le bandiere richieste dai clienti si può leggere, in qualche modo, anche l’attualità. La domanda iniziale riguarda i vessilli della Palestina e di Israele. “Negli ultimi due anni avremo venduto circa duemila o tremila bandiere palestinesi, forse qualcosa in più. C’è stato un periodo in cui le richieste erano continue, anche da parte di enti e istituzioni che ne ordinavano di grandi dimensioni, da esporre sui palazzi. Sono venuti anche tanti privati, persone che volevano averla e mostrarla fuori dalla propria abitazione. Ora, invece, le richieste sono un po’ diminuite”.

Un fenomeno che Antonella osserva senza nascondere la sorpresa per quanto una bandiera possa diventare espressione di un sentimento collettivo. E se la Palestina è stata protagonista dell’ultima stagione di forte partecipazione, anche la bandiera della pace ha conosciuto una diffusione enorme: “Negli anni ne abbiamo vendute decine di migliaia, è sempre stata molto richiesta”, aggiunge la nipote, Vittoria.

Ma c’è un altro aspetto che incuriosisce: il rapporto degli italiani con il proprio Tricolore. “In Italia non abbiamo l’abitudine di esporre la bandiera fuori casa. Se vai in Norvegia, Svezia o negli altri Paesi del Nord Europa, trovi tantissime abitazioni con la loro bandiera nazionale. Da noi capita soprattutto con chi ha vissuto all’estero, magari in Svizzera o in Belgio, e quando torna in Italia sente il desiderio di esporla. È un modo per ritrovare le proprie radici”, spiega ancora Antonella. Tra le bandiere nazionali più richieste oggi c’è invece quella europea.

Poi c’è il capitolo più sorprendente: le bandiere come termometro delle tensioni internazionali. Grazie alle forniture per la nautica commerciale e militare, Adria Bandiere intercetta indirettamente i cambiamenti delle rotte marittime. “Quando cominciavano ad arrivare richieste continue della bandiera di un determinato Paese, capivamo che tante navi stavano facendo rotta verso quella destinazione. È successo anche in occasione delle guerre nel Golfo. Non è che sapessimo cosa stesse accadendo a bordo, ma attraverso gli ordini riuscivamo ad intuire che qualcosa si stava effettivamente muovendo”.

Un meccanismo legato alle bandiere di cortesia, quelle che le imbarcazioni devono esporre quando entrano nelle acque territoriali di un altro Stato. Un mercato che ha portato l’azienda a confrontarsi anche con commesse particolari e richieste provenienti da ogni parte del mondo.

Tra le soddisfazioni più grandi c’è la fornitura delle bandiere dei Paesi attraversati dall’Amerigo Vespucci durante il suo giro del mondo, oltre a quelle prodotte in occasione del recente G7 a Borgo Egnazia, nel giugno 2024. “Quando facciamo qualcosa di bello siamo orgogliosi. Sapere che le nostre bandiere erano a bordo di quella nave è stata una grande emozione”.

Anche alcune richieste insolite: una soprattutto, che Antonella ricorda ancora con particolare sorpresa. “Una decina di anni fa si presentò da noi un ragazzo, probabilmente straniero ma che parlava perfettamente italiano. Aveva una bandiera nera con delle scritte bianche e ci chiese se fossimo in grado di riprodurla. Io, in quel momento, non sapevo assolutamente di cosa si trattasse e gli feci le consuete domande tecniche. Lui mi disse che quella bandiera non sarebbe stata destinata a un’imbarcazione – ricorda – ma a una manifestazione. Poi se ne andò”. Soltanto in seguito, guardando la televisione, Antonella riconobbe quel simbolo: “Era la bandiera dell’Isis. Mi colpì molto, perché allora non avevo capito cosa mi fosse stato chiesto di riprodurre”. Un episodio che restituisce, forse più di tanti altri, quanto possa essere imprevedibile il mondo che passa da un laboratorio di bandiere.

E poi c’è la storia di Domenico, insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento che la famiglia custodisce con orgoglio. Una vita dedicata al lavoro, condivisa con chi ha contribuito a costruire questa realtà. Proprio durante la visita, inoltre, la storica collaboratrice dell’azienda Miriam Gori ha salutato dopo 41 anni di onorato servizio. Anche questa è una bandiera, forse la più importante: quella di una storia fatta di persone, passione e fedeltà.

Perché dietro ogni vessillo, da quello di un piccolo Paese a quello di una grande nazione, c’è sempre qualcosa da raccontare. E a Cesenatico, da oltre mezzo secolo, Adria Bandiere continua a cucire un pezzetto di mondo.

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