
Una malattia che sembrava appartenere ormai ai libri di storia della medicina. Un’infezione che, grazie alle campagne vaccinali, era diventata rarissima in Italia. Eppure, a fine dello scorso agosto, la difterite è tornata a manifestare tutta la sua drammaticità, costando la vita a una bambina di appena quattro anni all’Ospedale dei Bambini di Palermo.
La piccola, Anna Rosa, non era mai stata vaccinata per scelta dei genitori. Dopo il ricovero e il rapido aggravarsi delle sue condizioni, la diagnosi di difterite è stata confermata dall’Istituto superiore di sanità il 25 agosto. Una vicenda dolorosa, sulla quale si sono accesi i riflettori della magistratura, ma che soprattutto riporta all’attenzione pubblica una questione tutt’altro che teorica: le conseguenze che può avere la mancata protezione vaccinale contro malattie infettive potenzialmente letali.
Un caso estremo, certo, ma che invita a guardare con attenzione anche alla situazione del nostro territorio. Come già raccontato di recente (Clicca qui), infatti, le coperture vaccinali pediatriche dell’Ausl Romagna non raggiungono, per alcune vaccinazioni obbligatorie, la soglia del 95% indicata come riferimento per contenere la circolazione di determinate malattie infettive.
I dati regionali, aggiornati al 31 dicembre 2025, indicano per i bambini nati nel 2023 una copertura del 94,8% per la poliomielite e del 94,5% per morbillo, parotite e rosolia. Numeri che collocano la Romagna al di sotto dell’obiettivo, mentre la media regionale supera il 96%.
Ma qual è la situazione nelle singole fasce d’età? Quali sono le ragioni delle coperture ancora insufficienti e, soprattutto, quali rischi comporta un arretramento della prevenzione? A chiarire la situazione interviene ora la dottoressa Antonella Brunelli, Direttore dell’Unità operativa di Pediatria e Consultorio familiare di Cesena per l’Ausl Romagna, che ci aiuta a leggere i dati, distinguendo i ritardi vaccinali dalle mancate adesioni e spiegando il lavoro quotidiano dei servizi sanitari.
Qual è la fotografia aggiornata delle coperture vaccinali pediatriche in Romagna?
“La lettura delle coperture vaccinali viene effettuata considerando età standard di riferimento rispetto ai cicli previsti dal calendario vaccinale, sia per le vaccinazioni obbligatorie sia per quelle raccomandate.
A 24 mesi, per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie, la copertura per l’esavalente (tre dosi contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae tipo b ed epatite B) è del 96,2% nel distretto Cesena-Valle del Savio, del 96% nel Rubicone e del 94,7% nell’intera Ausl Romagna.
Per morbillo, parotite e rosolia (prima dose), i valori sono rispettivamente del 96,2%, 96,2% e 94,5%. Per la varicella (prima dose) si registrano il 95,5% a Cesena-Valle del Savio, il 95,7% nel Rubicone e il 93,8% a livello aziendale.
Per le vaccinazioni raccomandate, il meningococco B (tre dosi) raggiunge l’86,4% a Cesena-Valle del Savio, l’82,2% nel Rubicone e l’80,9% nell’Ausl Romagna. Per il meningococco ACWY (una dose) le coperture sono rispettivamente dell’89,8%, 88,6% e 86,7%. Il rotavirus (due dosi) si attesta al 52,5% nel distretto Cesena-Valle del Savio, al 59% nel Rubicone e al 67% nell’intera Ausl Romagna.
A sette anni vengono invece valutati i richiami. Per difterite, tetano, pertosse e poliomielite la copertura è del 92,9% a Cesena-Valle del Savio, dell’89,4% nel Rubicone e del 90% nell’Ausl Romagna. Per la seconda dose di morbillo, parotite e rosolia si registrano rispettivamente il 93,7%, l’88,9% e il 90%. Il ciclo vaccinale contro la varicella raggiunge il 91,6% a Cesena-Valle del Savio, l’87,4% nel Rubicone e l’87,6% nell’intera Ausl.
La copertura tende ad essere inferiore rispetto a quella rilevata a 24 mesi perché, in queste fasce d’età, alcuni ragazzi hanno accumulato ritardi nell’effettuazione dei richiami.
La situazione si evidenzia ulteriormente a 16 anni: per il richiamo contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite si registra l’89,5% nel distretto Cesena-Valle del Savio, l’86,3% nel Rubicone e l’85,2% nell’Ausl Romagna. Per morbillo, parotite e rosolia (due dosi) le percentuali sono rispettivamente del 95,1%, 93% e 94,4%, mentre per il meningococco ACWY si attestano all’85,7%, 82,6% e 82,3%.
Tra le vaccinazioni raccomandate, a 15 anni quella contro l’HPV raggiunge l’86,9% nella popolazione femminile del distretto Cesena-Valle del Savio e il 79% nel Rubicone (79,5% nell’Ausl Romagna). Per i maschi le coperture sono dell’81,4% a Cesena-Valle del Savio, del 72,1% nel Rubicone e del 72% nell’intera Ausl”.
Quali sono le cause delle coperture inferiori alla soglia raccomandata?
“I distretti di Cesena e Rubicone presentano coperture vaccinali generalmente buone, spesso superiori alla media aziendale e regionale e in linea con quanto richiesto dal Ministero. Tuttavia, per alcune vaccinazioni raccomandate e in alcune fasce d’età, soprattutto tra gli adolescenti, non raggiungiamo ancora gli obiettivi ministeriali.
Tra le cause principali troviamo i fisiologici ritardi nell’effettuazione dei richiami. A questi si aggiungono, talvolta, paura e timori da parte dei genitori legati all’efficacia dei vaccini oppure una scarsa percezione del rischio associato a malattie che, proprio grazie alle vaccinazioni, sono diventate rare e quindi poco conosciute. Su questi aspetti i nostri servizi intervengono quotidianamente attraverso colloqui di approfondimento”.
Quali rischi comporta una copertura inferiore al 95%?
“Una copertura vaccinale inferiore al 95% può comportare un rischio concreto per la salute pubblica: aumenta la possibilità che un agente infettivo torni a circolare, provochi focolai e raggiunga persone che non possono essere vaccinate o che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale.
Il rischio è particolarmente rilevante per il morbillo, ma riguarda anche altre malattie prevenibili con i vaccini pediatrici. Il mancato raggiungimento della soglia non significa che si verificherà necessariamente un’epidemia, ma che la popolazione dispone di un margine di sicurezza più ridotto contro l’introduzione e la diffusione degli agenti infettivi.
Anche pochi punti percentuali di differenza, infatti, possono lasciare migliaia di bambini senza protezione quando la popolazione interessata è numerosa. Un caso importato da un’altra zona o dall’estero può innescare una catena di contagi nelle scuole, negli asili nido e nelle famiglie.
Ad essere maggiormente esposti sono anche i soggetti più fragili: neonati troppo piccoli per essere vaccinati, persone immunodepresse e bambini che non hanno ancora sviluppato una protezione completa. Le infezioni possono così comportare complicanze evitabili, richiedere visite e ricoveri e, nei casi più gravi, provocare danni permanenti o perfino la morte.
Quando diminuisce la copertura, pertanto, il rischio non ricade soltanto sui bambini non vaccinati, ma anche su chi non può beneficiare direttamente della vaccinazione.
Per quali malattie il rischio è maggiore?
“Il morbillo è estremamente contagioso e può provocare polmonite, encefalite e, seppure raramente, la morte. Una copertura insufficiente, soprattutto per quanto riguarda il completamento delle due dosi, facilita la comparsa di focolai.
La pertosse può causare crisi di tosse intense e complicanze respiratorie, ed è particolarmente pericolosa per i neonati, che possono sviluppare forme gravi. La poliomielite può invece provocare paralisi permanenti, mentre la difterite potrebbe determinare gravi complicanze respiratorie e cardiache: in entrambi i casi, una copertura insufficiente aumenta la vulnerabilità della popolazione in caso di reintroduzione dell’infezione.
Anche la rosolia rappresenta un rischio importante, soprattutto per le donne in gravidanza, perché può provocare gravi malformazioni e danni al feto. Parotite e varicella possono tornare a circolare con maggiore facilità, causando focolai e complicanze, tra cui meningite, encefalite e infezioni batteriche secondarie”.
Perché l’attenzione sul morbillo è particolarmente importante?
“Nel maggio 2026, l’Ausl Romagna ha confermato il proseguimento della campagna di vaccinazione contro il morbillo rivolta agli adulti non vaccinati o vaccinati con una sola dose. È un aspetto importante: la protezione della popolazione infantile non dipende soltanto dalle vaccinazioni effettuate nei primi due anni di vita, ma anche dal recupero delle dosi mancanti negli anni successivi e dalla protezione delle persone suscettibili nelle altre fasce d’età.
L’obiettivo è ridurre la circolazione del virus e proteggere anche i neonati sotto l’anno di età, le donne in gravidanza e le persone immunodepresse”.
Quali interventi sono stati messi in campo per recuperare i bambini non vaccinati o vaccinati in ritardo?
“La gestione dell’ambulatorio vaccinale si basa storicamente sul modello della chiamata attiva, attraverso il quale i genitori e i bambini vengono convocati direttamente dalle nostre strutture.
Alla prima lettera di invito segue sempre un sollecito. È una procedura applicata capillarmente, sia per le vaccinazioni obbligatorie sia per quelle raccomandate nelle diverse fasce d’età. Inoltre, l’Azienda pianifica campagne mirate di richiamo. Ne è un esempio l’attività di sensibilizzazione per la prevenzione dell’HPV negli adolescenti, condotta in stretta sinergia con i pediatri di libera scelta del territorio”.
Quali obiettivi si pone l’Azienda e quando sarà possibile verificarne i risultati?
“L’obiettivo prioritario resta quello di incrementare e consolidare le coperture vaccinali a tutela della salute dell’intera comunità, continuando a mettere al centro l’ascolto attivo e l’informazione trasparente verso le famiglie, affinché possano comprendere il valore reale della prevenzione e l’efficacia dei vaccini.
I risultati vengono monitorati costantemente attraverso report periodici sulle coperture vaccinali delle diverse coorti di nascita”.
La prevenzione è una responsabilità collettiva
Dai dati emerge una fotografia articolata: il territorio di Cesena e del Rubicone presenta, per diverse vaccinazioni, coperture superiori alla media dell’Ausl Romagna, ma permangono ritardi e margini di miglioramento, soprattutto per alcuni richiami, per le vaccinazioni raccomandate e nella popolazione adolescente.
Il caso di Palermo ricorda, nella maniera più dolorosa possibile, che le malattie prevenibili non sono necessariamente scomparse: spesso è proprio l’ampia adesione alle vaccinazioni ad averle rese meno visibili, alimentando la convinzione che non costituiscano più un pericolo.
È qui che si gioca una parte importante della sfida. Non basta disporre di vaccini efficaci e di un calendario gratuito: occorre che le famiglie siano correttamente informate, che i richiami non vengano dimenticati e che dubbi e timori trovino risposte competenti. Il lavoro dei servizi sanitari e dei pediatri, attraverso la chiamata attiva e il dialogo con i genitori, è fondamentale proprio per recuperare chi è rimasto indietro.
Perché vaccinare significa proteggere il proprio bambino, ma non soltanto. Significa contribuire a tutelare anche i neonati, le persone fragili e tutti coloro che, per ragioni mediche, non possono contare direttamente sulla vaccinazione. La soglia del 95% non è dunque un semplice traguardo statistico: rappresenta un obiettivo di protezione collettiva. E mantenerla, o tornare a raggiungerla dove è stata superata al ribasso, è un impegno che riguarda l’intera comunità.