Sono sempre di più e ormai è difficile non accorgersene. Lungo le spiagge romagnole si moltiplicano in questa estate i rinvenimenti di tartarughe marine spiaggiate, spesso già morte. Le segnalazioni corrono anche sui social e il fenomeno comincia ad assumere dimensioni che meritano attenzione.
A confermarlo è il CESTHA, il Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat, che sul litorale ravennate ha registrato diverse decine di esemplari: in attesa dei dati definitivi, l’incremento sarebbe nell’ordine del 20% rispetto alla scorsa estate.
Una delle possibili spiegazioni porta direttamente alle mutate condizioni meteoclimatiche dell’Adriatico. In queste settimane la temperatura dell’acqua ha raggiunto valori prossimi ai 30 gradi, con punte attorno ai 29,5. Un mare molto più caldo che sta cambiando anche le abitudini delle Caretta caretta.
L’Alto Adriatico è infatti una zona particolarmente ricca di cibo e l’aumento delle temperature sembra favorire non soltanto una maggiore presenza di tartarughe, ma anche una permanenza più lunga. Se in passato gli animali tendevano ad abbandonare queste acque nei mesi più freddi, indicativamente tra dicembre e marzo, oggi quel periodo di assenza si sarebbe praticamente dimezzato.
Più tartarughe e per più mesi significa, inevitabilmente, anche una maggiore probabilità di ritrovamenti sulla costa. E bisogna considerare il ruolo delle correnti: un esemplare trovato sulla battigia può essere morto molto lontano e diversi giorni, settimane o persino mesi prima.
Il caldo potrebbe inoltre rendere ancora più delicata una delle situazioni maggiormente pericolose per questi animali: la cattura accidentale nelle reti. Le tartarughe hanno bisogno di risalire in superficie per respirare e temperature elevate potrebbero aumentare il consumo di ossigeno, riducendo il tempo che riescono a trascorrere sott’acqua quando rimangono intrappolate.
Ed è qui che entra in gioco anche Cesenatico. Da tempo diversi pescatori della marineria collaborano attivamente con il CESTHA, diventando vere e proprie sentinelle del mare: quando una tartaruga viene recuperata accidentalmente e appare in difficoltà, l’obiettivo è evitare un’immediata reimmissione in acqua e consentire, quando necessario, l’intervento degli specialisti.
Resta però un interrogativo. Questo protocollo viene seguito sempre e da tutti? Nel mondo della pesca circolano anche racconti di situazioni nelle quali la necessità di non interrompere a lungo il lavoro potrebbe aver prevalso sulla prudenza. Segnalazioni che, in assenza di riscontri ufficiali sui singoli episodi, vanno naturalmente trattate come tali e non consentono generalizzazioni.
Ma il tema esiste e merita attenzione, proprio per valorizzare il comportamento dei tanti pescatori che invece collaborano con i centri di recupero, dedicando tempo e disponibilità alla salvaguardia degli animali. In un Adriatico che cambia rapidamente, anche questa collaborazione diventa sempre più importante.