Nell’agosto del 1930 Cesenatico finì per alcuni giorni al centro dell’attenzione nazionale. A Villa Gregorini era ricoverato Alessandro Italico Mussolini, conosciuto come Sandro, figlio di Arnaldo Mussolini e nipote di Benito. Aveva vent’anni ed era gravemente malato. La stampa seguiva il peggioramento delle sue condizioni, mentre nella villa giungevano familiari e medici.
La conferma del luogo e della data della morte arriva da una fonte contemporanea. Nell’edizione del 22 agosto 1930, “L’Avvenire d’Italia” pubblicò una corrispondenza datata “Cesenatico, 21 sera”.
Il giornale riferiva che il giovane era entrato in agonia il giorno precedente, verso le 17, e precisava che la stanza di Villa Gregorini nella quale era spirato era stata trasformata in camera ardente. Sandro Mussolini morì dunque a Cesenatico la sera del 20 agosto 1930, dopo una grave malattia del sangue indicata dalle cronache dell’epoca come leucemia.

La mattina seguente giunse in città Benito Mussolini, che raggiunse la villa e si raccolse accanto al fratello Arnaldo e agli altri familiari. Il lutto privato assunse rapidamente una dimensione pubblica e politica. Cesenatico venne preparata per una cerimonia alla quale parteciparono autorità, rappresentanti del regime e una grande folla.
Le esequie si svolsero il 22 agosto, come attestano il resoconto pubblicato il giorno successivo e la documentazione dell’Archivio Centrale dello Stato. Il feretro attraversò le vie cittadine prima di proseguire verso Paderno di Mercato Saraceno, dove avvenne la tumulazione nella tomba di famiglia.
A novantasei anni di distanza resta una pagina singolare della storia locale: per alcuni giorni Cesenatico divenne il teatro di un lutto familiare trasformato dal fascismo in una solenne manifestazione pubblica.






















