23 Settembre, 2026 Cesenatico

Cinque anni dopo, il Covid è ancora in tribunale

L’emergenza Covid è finita da tempo. Sono sparite le mascherine obbligatorie, le autocertificazioni, i colori delle Regioni, i divieti di spostamento fra Comuni. Ma c’è un luogo nel quale il calendario sembra procedere molto più lentamente: i tribunali.

A Ravenna si discute ancora oggi di quello che accadde il 10 gennaio 2021. Cinque anni fa.

Quel giorno, a Godo, i carabinieri intervennero in un casolare dove erano riunite una cinquantina di persone. Erano i mesi delle restrizioni anti-Covid e sei partecipanti furono multati per 440 euro. Quelle sanzioni – come capita troppo spesso in Italia – hanno poi iniziato un viaggio giudiziario sorprendentemente lungo: ricorsi, decisione del Giudice di Pace, appello della Prefettura e infine una nuova sentenza del Tribunale.

Il Giudice di Pace aveva annullato i verbali per la mancata contestazione immediata. Il Tribunale di Ravenna ha ora ribaltato quella decisione, ritenendo che la contestazione successiva fosse comunque valida perché avvenuta nei termini previsti dalla legge.

Dal punto di vista giuridico la questione esiste e un giudice, quando viene chiamato a pronunciarsi, deve farlo. Sarebbe quindi semplicistico attribuire al magistrato la responsabilità dei tempi o sostenere che possa semplicemente decidere di non occuparsi del fascicolo.

Ma proprio questo rende la vicenda ancora più significativa.

Possibile che nel settembre 2026 una parte della macchina giudiziaria debba ancora essere impegnata per stabilire la validità di sei multe elevate durante un raduno del gennaio 2021?

I tribunali continuano quotidianamente a confrontarsi con arretrati, cause civili, procedimenti penali e cittadini che attendono una decisione capace di incidere pesantemente sulla loro vita.

Eppure da qualche parte bisogna ancora aprire un fascicolo del 2021 per stabilire se sei persone dovessero pagare 440 euro perché si trovavano insieme quando le norme dell’emergenza limitavano spostamenti e riunioni.

Il punto non è riaprire l’infinita guerra fra chi riteneva indispensabili quelle restrizioni e chi le considerava eccessive. E neppure stabilire oggi, con la comodità del senno di poi, se quelle persone avessero ragione a riunirsi.

Il punto è un altro: quanto costa alla collettività trascinare per cinque anni un contenzioso di questo genere?

Ci sono stati verbali, opposizioni, udienze, sentenze, un appello promosso dalla Prefettura e un nuovo pronunciamento. Ore di lavoro di funzionari, avvocati e magistrati. Tutto per arrivare, nel 2026, a stabilire – salvo ulteriori sviluppi processuali – il destino di sei sanzioni da 440 euro.

La fotografia che arriva da Ravenna racconta qualcosa di paradossale: l’emergenza Covid è terminata, ma alcuni dei suoi verbali sono sopravvissuti più a lungo dell’emergenza stessa.

Forse la domanda più interessante non è più se, quella sera del gennaio 2021, cinquanta persone potessero stare insieme in un casolare.

È come sia possibile che, cinque anni dopo, lo Stato debba ancora impiegare tempo e risorse per decidere definitivamente che cosa accadde quella sera.

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