Prima di diventare una delle immagini più riconoscibili del porto canale, il trabaccolo “Giovanni Pascoli” ha attraversato l’Adriatico, trasportato merci, cambiato armatori e rischiato di finire dimenticato in un angolo del porto di Trieste. Ha avuto anche una parentesi sorprendente nel mondo dello spettacolo: opportunamente camuffato, interpretò una nave veneziana del Settecento nello sceneggiato televisivo internazionale “Marco Polo”.
È la seconda vita, quasi cinematografica, dell’imbarcazione oggi considerata l’ammiraglia del Museo della Marineria di Cesenatico. La sua lunga storia è ricostruita nella scheda dedicata al trabaccolo dal catalogo del patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna.
Il “Giovanni Pascoli” venne varato il 16 maggio 1936. Era un trabaccolo da trasporto, tipologia di imbarcazione caratteristica dell’alto e medio Adriatico, riconoscibile per lo scafo massiccio, l’ampia capacità di carico e le tradizionali vele al terzo. Navi robuste e affidabili, utilizzate per secoli per collegare i porti italiani con quelli dell’altra sponda dell’Adriatico.
Nei suoi primi anni il “Pascoli” fu impiegato nei traffici marittimi con la costa jugoslava. Nella grande stiva potevano trovare posto legname, materiali da costruzione, derrate e altre merci. Era ancora il tempo in cui il mare rappresentava una strada commerciale quotidiana e i trabaccoli svolgevano il lavoro oggi affidato ai camion.
Nel 1953 l’imbarcazione venne trasferita a Vieste. Sette anni dopo passò ad armatori triestini, continuando la propria attività nel nord Adriatico. Con l’affermazione delle moderne navi a motore, però, i vecchi velieri commerciali divennero progressivamente antieconomici. Il “Giovanni Pascoli” cessò di navigare regolarmente e fu utilizzato soltanto in alcune occasioni per il trasporto di sabbia lungo un fiume.

Il suo destino sembrava ormai segnato. Lo scafo finì in disarmo nella Sacchetta di Trieste insieme a un altro trabaccolo, il “Cromo”. Il degrado e la demolizione apparivano come l’epilogo più probabile, ma proprio allora arrivò una chiamata completamente inattesa.
Nel 1980 il vecchio trabaccolo venne scelto per partecipare alle riprese dello sceneggiato dedicato a Marco Polo. Per esigenze televisive lo scafo fu camuffato e trasformato nell’immagine di una nave veneziana del Settecento. Alberature, attrezzature e particolari scenografici gli permisero così di abbandonare, almeno davanti alle telecamere, la propria identità di barca commerciale romagnola.
Il “Giovanni Pascoli” diventò per qualche tempo una nave d’epoca, protagonista di una produzione internazionale destinata a raggiungere il pubblico di numerosi Paesi. Un singolare capovolgimento per un’imbarcazione che, dopo avere trasportato merci e sabbia, si ritrovò a trasportare attori, scenografie e l’immaginario dei grandi viaggi verso l’Oriente.
Conclusa l’esperienza televisiva, si aprì finalmente la strada del ritorno. Nel 1983 l’Azienda di soggiorno di Cesenatico acquistò il trabaccolo per completare la nascente sezione galleggiante del Museo della Marineria. Il 13 novembre dello stesso anno il “Marco Polo”, tornato a essere il “Giovanni Pascoli”, entrò nel porto canale accolto dai manifesti preparati per l’occasione.
Oggi il grande trabaccolo resta ormeggiato nel cuore di Cesenatico come testimonianza della navigazione tradizionale adriatica. Dietro le sue vele colorate, però, conserva una biografia molto più movimentata di quanto possa apparire: mercantile, trasportatore di sabbia, relitto destinato all’abbandono, comparsa televisiva e infine monumento galleggiante.
Una barca dalle molte vite che, dopo avere interpretato il viaggio di Marco Polo, ha concluso il proprio viaggio tornando a casa.
