Per chi guardava dalla spiaggia sembrava soltanto slanciarsi verso il cielo. In realtà, poco dopo la costruzione, il grattacielo di Cesenatico cominciò anche a muoversi nella direzione opposta. Lentamente, quasi impercettibilmente, il Marinella II tendeva a interrarsi: “Centimetro dopo centimetro il grattacielo scendeva”, raccontò molti anni dopo Primo Gassi, il sindaco che nel 1957 aveva approvato il progetto. Furono adottati tempestivamente i necessari provvedimenti e la struttura venne stabilizzata.
Il particolare emerge dal volume “Un’i cardeva nisôn”, pubblicazione dedicata alla storia del grattacielo e al grande intervento di recupero concluso nel 2009. Una vicenda nella quale si intrecciano l’ambizione della Cesenatico del boom, il campanilismo con Cervia e una delle operazioni edilizie più complesse mai affrontate sulla Riviera. Il volume è liberamente consultabile in PDF.
L’idea era stata dell’ingegnere lughese Eugenio Berardi, che aveva appena realizzato il Marinella I a Milano Marittima. Gassi accettò, ma pose una condizione: quello di Cesenatico doveva essere più alto. Il luogo prescelto fu il terreno dell’Hotel Milano, davanti al Grand Hotel. Il vecchio albergo – appartenente al conosciutissimo “Marchino”, albergatore e gelataio – venne demolito e al suo posto cominciò a crescere la torre.
Il progetto fu approvato rapidamente e senza particolari proteste. Soltanto un bagnino si lamentò perché, verso le 18, l’ombra del gigante oscurava il suo stabilimento. La contestazione ebbe però un epilogo singolare: proprio quel bagnino finì per comprare un appartamento nel grattacielo. Del resto, le 120 abitazioni distribuite su 35 piani andarono esaurite nel giro di poche settimane.
Con i suoi 112 metri, il Marinella II superava nettamente il grattacielo cervese, fermo a 82. Nel 1958, secondo la pubblicazione, era il più alto d’Europa nella propria tipologia. Offriva anche un servizio avveniristico: dagli appartamenti si poteva ordinare il pranzo al ristorante attraverso il citofono e ricevere le pietanze mediante appositi montacarichi.
Superato il problema dell’assestamento, il trascorrere dei decenni presentò un altro conto. Alla fine degli anni Novanta cominciarono a cadere pezzi d’intonaco, danneggiando alcune automobili. Le verifiche portarono nel 2001 alla dichiarazione di inagibilità e nel 2002 alla chiusura di piazza Andrea Costa. In città circolò persino l’ipotesi che l’unica soluzione fosse abbattere il grattacielo.
Nel maggio 2005 partì invece il cantiere che lo avrebbe salvato. Furono consolidati 534 dei 960 pilastri utilizzando 5.600 metri quadrati di fibra di carbonio, materiale impiegato soprattutto nelle industrie aeronautica e aerospaziale. Vennero inoltre montate 25.620 piastrelle e utilizzati oltre 287mila chilogrammi d’acciaio. I lavori terminarono il 22 dicembre 2009 dopo 71.460 ore, senza alcun infortunio.
Durante il restauro, sulla sommità del Marinella II nidificò una coppia di gheppi. Quasi un’immagine simbolica: mentre gli uomini lavoravano per impedire al gigante di Cesenatico di invecchiare, due piccoli falchi avevano scelto proprio quel discusso edificio come luogo sicuro nel quale costruire il proprio nido.