18 Settembre, 2026 Cesenatico

“Un attacco alla fede cattolica”: don Mirco contro lo spot Sky

Il calcio come una religione, la partita come un rito, la chiesa trasformata nella scenografia di una campagna pubblicitaria. È questa la provocazione scelta da Sky Sport per accompagnare il ritorno delle Coppe europee, attraverso uno spot che ha rapidamente superato i confini della semplice comunicazione commerciale, finendo inevitabilmente al centro di un dibattito sul rapporto tra ironia, pubblicità e simboli religiosi.

Nella pubblicità, intitolata “La Cattedrale del Calcio”, Fabio Caressa veste i panni di un sacerdote, affiancato da Beppe Bergomi e Alessandro Costacurta. All’interno di una chiesa i tifosi diventano fedeli, mentre il tipico gergo calcistico si intreccia volutamente con quello della fede: ci si confessa, si parla di “peccati” e perfino di una sorta di assoluzione calcistica. Il messaggio conclusivo è esplicito: “Non guardarla è un peccato”, prima dell’invito a seguire tutte le competizioni. 

Una scelta comunicativa che non è certamente rimasta priva di reazioni. Sui social sono comparse critiche rivolte soprattutto all’utilizzo di elementi propri della liturgia e della simbologia cattolica all’interno di uno spot commerciale. Il dibattito è arrivato anche alla nascita di una petizione online che chiede a Sky di ritirare o modificare la pubblicità, sostenendo che il suo contenuto possa risultare irrispettoso verso la sensibilità religiosa. 

Ed è proprio all’interno di questa discussione che si inserisce una voce illustre del territorio. Don Mirco Bianchi, parroco di Villamarina e Gatteo Mare, ha affidato ai propri canali social una riflessione dal titolo particolarmente eloquente: “Sky ha perso l’orizzonte del cielo”.

Il sacerdote parte da una considerazione netta: “Negli spot pubblicitari che sono usciti in questi giorni sulle piattaforme è inequivocabile l’attacco alla fede cattolica”. La sua riflessione, però, va oltre la singola pubblicità. Don Mirco sottolinea infatti quella che, a suo giudizio, rappresenta una disparità nel modo di trattare le diverse sensibilità religiose: “Certo è che non hanno avuto il coraggio di ambientarlo in una moschea e tanto più ‘contro’ la fede islamica”, scrive. Ed è proprio questo il punto sul quale il parroco concentra la propria critica, arrivando a concludere: “Avrebbe messo in moto una protesta (e non solo) planetaria”.

Parole che aggiungono così una nuova voce al dibattito nato attorno allo spot proposto da Sky. Una discussione che, al di là delle diverse interpretazioni sulla riuscita o sull’opportunità della campagna, mette sul tavolo una domanda ben più ampia: fin dove può spingersi la provocazione pubblicitaria quando ad essere utilizzati sono simboli, rituali e figure che per milioni di persone appartengono alla sfera del sacro? Una domanda alla quale, questa volta, dal territorio arriva una risposta molto chiara.

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