Il porto di Cesenatico custodisce una popolazione che sfugge allo sguardo di chi passeggia sulle banchine. Vive attaccata alle corde, alle conchiglie e alle superfici sommerse: piccoli organismi che possono raccontare una storia di viaggi e trasformazioni del mare.
Fra questi c’è Molgula manhattensis, un’ascidia documentata nel porto nell’inverno del 2019 e descritta in uno studio pubblicato nel 2024 su “Cahiers de Biologie Marine”, firmato da Marco Lezzi e Cristina Mazziotti della struttura oceanografica Daphne di Arpae.
Il nome rimanda a Manhattan, dove la specie venne descritta nell’Ottocento. In inglese è chiamata “sea grape”, uva di mare, per il corpo tondeggiante. È un animale filtratore: resta ancorato a un supporto e si alimenta facendo passare l’acqua attraverso il proprio organismo. Gli esemplari più grandi possono misurare pochi centimetri. Una creatura minuta, lontana dall’immagine dei pesci che associamo abitualmente alla vita portuale.
A Cesenatico i ricercatori trovarono gruppi di tre o quattro esemplari su singole conchiglie di ostrica e lungo le corde. Gli individui osservati avevano un aspetto biancastro o traslucido, con piccoli peli che trattenevano sabbia e particelle fangose. La specie è definita “criptogenica” in Europa: non è stato chiarito definitivamente se le popolazioni siano native o introdotte. Lo studio segnala inoltre nuove presenze di altre specie a Ravenna, distinguendole dal ritrovamento cesenaticense.
Come possono viaggiare animali che da adulti rimangono attaccati a una superficie? Una risposta sta sotto gli scafi. L’insieme degli organismi che colonizza le carene viene chiamato “fouling”: incrostazioni viventi che possono essere trasportate da un porto all’altro. Secondo Ispra, questo meccanismo e le acque di zavorra delle navi sono fra i principali vettori di introduzione delle specie aliene. Il porto diventa così un punto di incontro fra rotte commerciali, navigazione e biodiversità.
Per Molgula manhattensis sono documentate introduzioni in diverse parti del mondo. La banca dati dello Smithsonian segnala la capacità di tollerare ampie variazioni di temperatura e salinità e di insediarsi su supporti naturali e artificiali. In alcune aree sono stati osservati effetti sull’ostricoltura e competizione con altri organismi: evidenze che non dimostrano automaticamente analoghi danni a Cesenatico.
Riconoscere queste presenze è il primo passo per seguirne l’evoluzione. Ispra sottolinea anche il contributo di pescatori e subacquei, che possono individuare organismi insoliti e segnalarli ai ricercatori. Sotto le barche ormeggiate, il porto conserva dunque un’altra geografia: fatta di piccoli animali, superfici colonizzate e provenienze da ricostruire. Basta cambiare punto di osservazione perché una corda immersa diventi una pagina della storia del mare.