Il mercoledì è il giorno di riposo del Café Marivaux, ma ieri il locale di via Armellini ha trovato comunque il modo di far parlare di sé. Dopo le polemiche legate all’ordinanza di sgombero del dehors e alla rimozione degli arredi contestati, davanti all’attività è comparsa una sorta di installazione improvvisata, volutamente disordinata e decisamente lontana dall’idea di un dehors tradizionale.
Tavoli e sedie spaiati, piccoli mobili, lampade, oggetti curiosi e perfino un cappello rosa hanno composto una scenografia che difficilmente può essere considerata casuale. Più che un semplice riassetto nel giorno di chiusura, l’impressione è quella di una risposta ironica e provocatoria alle prescrizioni ricevute.
Il messaggio sembra essere: se gli elementi che caratterizzavano il Marivaux non sono compatibili con il regolamento, allora lo spazio può diventare ancora più eccentrico. Una provocazione evidente, dunque, che può essere letta in due modi: da una parte come rivendicazione della libertà creativa e dell’identità del locale, dall’altra come ulteriore elemento di disordine in uno degli angoli più delicati e rappresentativi del Porto Canale.
La vicenda, insomma, non sembra essersi chiusa con lo sgombero. Anzi, il confronto tra regole, decoro e originalità sembra essere appena entrato in una nuova fase.








