Gli manca solo una candelina ad Alfiero Agazzi per festeggiare il 40esimo anniversario di attività. Nel 2025, infatti, é scattata la stagione numero 39 per il mitico traghetto “Mirko” che, dal secolo scorso, garantisce il prezioso collegamento tra Piazza Ciceruacchio e Lo Squero di Ponente: “Il primo ‘viaggio’ l’ho fatto nel 1986 – dice – ma questa attività é nata molto prima”.
La sua, in effetti, é la storia di una dinastia che parte nel lontano 1957, quando a Cesenatico il turismo di massa doveva ancora sbocciare.
In quell’anno fu realizzato “Il Mirko”, che fu acquistato nel 1978 dalla famiglia Bartoli. Dopo vari passaggi di mano – dal fratello di Aldo Bartoli, Aristodemo, che lo cedette al figlio Elviro Bartoli detto “Mazzini” – ancora oggi questo traghetto appartiene agli eredi di Elviro, tra cui appunto il genero Alfiero Agazzi che lo gestisce in forma individuale assieme al figlio Michele dopo che, vent’anni fa, il suo “socio” Diego Zani ha deciso di farsi da parte.

“Prima di questo traghetto – spiega Alfiero – la famiglia di mia moglie gestiva un altro traghetto, il Merope, che svolgeva il servizio davanti alla Capitaneria di Porto. Quel traghetto, però, venne soppresso perché in quegli anni c’erano tantissime barche nel porto e dunque il suo incedere continuo intralciava la navigazione. A quel punto, decisero di acquistare ‘Il Mirko’ che, ormai da 39 anni, rappresenta il mio lavoro e la mia vita”.
Alfiero, dall’esterno sembra un’occupazione un po’ noiosa: é davvero così?
“Sì, tanto noiosa. Io inganno il tempo leggendo il giornale, guardando il telefono, scambiando due chiacchiere con la gente della banchina, ma in effetti la noia é un nemico quotidiano, soprattutto in giornate come queste, quando Cesenatico é ancora vuota”.

Hai mai deciso di cambiare mestiere?
“In realtà, alla fine, questo lavoro mi piace tanto perché é un’occupazione leggera che ti permette anche di stare a contatto con la gente. Qualche anno fa, però, ci ho pensato seriamente, soprattutto quando mio figlio sembrava non volerne sapere di proseguire l’attività. C’é stato un momento in cui mi chiedeva insistentemente di cambiare, magari acquistando un bagno, un ristorante o un albergo. In quel momento confesso di averci pensato ma, poi, guardandomi un po’ in giro, mi sono detto: ‘Ma, alla fine, cosa c’é di meglio di questo traghetto’?. E’ un lavoro tranquillo, che non ti dà pensieri…”.
Oltre alla monotonia, quali sono i lati negativi di questa occupazione?
“L’impegno é notevole perché le ore sono tante. Si lavora dalla mattina alla sera sette giorni alla settimana ma, ripeto, io vedo molti più pro che contro”.
Il traghetto sarà soggetto alla Bolkestein?
“La materia é complessa e, sinceramente, a questa domanda non saprei ancora rispondere. Però io sono relativamente tranquillo anche perché, se qualcuno volesse eventualmente partecipare a questo bando, dovrebbe essere comunque in possesso di un traghetto. Il natante, infatti, è di mia proprietà”.

Dunque il bando non ti preoccupa?
“Come detto prima, ancora non sappiamo se la legge Bolkestein comprenderà anche noi. In ogni caso, magari mi sbaglio, ma io mi vedo qui ancora per tanti anni…”.
Qual é il personaggio più famoso che é salito sul tuo traghetto?
“Il primo fu l’attore Andrea Roncato, nel 1986, ai tempi di ‘Acapulco’. Dopo di lui ne ho visti talmente tanti che, ormai, non tengo più il conto. Penso a Benigni, che é venuto 2-3 volte, ma anche a Chiambretti, Staffelli, Marco Pantani e tutti i ciclisti del Giro d’Italia, Milly Carlucci, Luca Cordero di Montezemolo, Tonino Guerra, Philippe Leroy e anche Gianni Morandi che, su questo traghetto, negli anni ’90, ha girato persino una scena di un suo film”.
L’aneddoto più divertente avvenuto a bordo del Mirko?
“Ricordo che, negli anni passati, non avevamo i cancellini chiusi nelle fasi di attracco e dunque molti, anziché aspettare che il traghetto si fermasse, facevano un saltello. Ecco, molti di loro sono finiti stesi, anche se in acqua, in 40 anni di storia, non mi é mai caduto nessuno”.
Il viaggio più bizzarro?
“Sicuramente quando caricai il corteo funebre di un funerale, bara compresa. Quel viaggio, mi spiegarono i parenti, era l’ultimo desiderio del caro estinto che, dopo la sua morte, aveva lasciato detto che avrebbe voluto percorrere quel passaggio simbolico tra le due sponde. Era un fedelissimo di padre Pio e abitava nella piccola casina davanti alla rotonda del bar dei Pini riconoscibile ancora oggi per le tante immagini sacre”.
Dal tuo “osservatorio privilegiato” com’é andata l’ultima estate?
“Mah, non certo in maniera brillante. Lavori sì, ma solo nei fine settimana. Dal lunedì al giovedì, da almeno 2-3 anni, di gente ce n’é poca. E io la colpa la attribuisco soprattutto al carovita perché, con l’aumento dei prezzi, le persone fanno sempre più fatica”.
Sul piano turistico come sta cambiando Cesenatico?
“Io penso che questa località sia ancora appetibile per i turisti. I tanti eventi che si organizzano sono molto importanti per il centro storico. Si può fare sicuramente meglio, ma Cesenatico resta sempre Cesenatico”.






