Sabato pomeriggio, al Museo della Marineria, lo scrittore Niky Marcelli ha presentato “Rosso Veneziano”, il nuovo romanzo dello scrittore dandy giunto al quarto capitolo della saga “La Contessa Rossa”.
Nel testo, per chi ha letto le “puntate” precedenti, si vuole scoprire chi ha dipinto la “Donna di Fuoco” ritrovata nella barchessa di una villa palladiana sul Brenta. E’ un mistero che dovranno svelare Sara Varzi di Casteldelbosco (la Contessa Rossa) e la sua inseparabile amica giornalista, Anna “Care” Caremoli, che i lettori hanno già imparato a conoscere nei tre libri precedenti.
Il vernissage letterario, condotto con la consueta perizia dalla giornalista Alma Perego (l’attrice e scrittrice Gaia Zucchi ha interpretato alcuni brani del libro), é stata l’occasione per scambiare due chiacchiere con l’ex giornalista della Rai che, da sempre, considera Cesenatico come un’inesauribile fonte di ispirazione.

Niky, da dove nasce questo tuo profondo amore per la nostra città?
“Per certi versi, potrei dire che Cesenatico ce l’ho nel sangue visto che i miei bisnonni materni erano romagnoli di Cesena e mia mamma, quando era una bambina, é venuta più volte in vacanza a Cesenatico, tant’é che, quando aveva 7-8 anni, ha avuto anche una ‘petit liasion’ con Raoul Casadei”.
Quindi qualcosa di più di due semplici gocce di sangue…
“Vero, ma é un amore che ho anche coltivato negli anni, visto che Cesenatico me l’ha fatta conoscere una ragazza che io amo come una figlia, tanto che é stata lei ad ispirarmi il personaggio della Contessa Rossa. Grazie a lei ho scoperto questa città che, prima di allora, avevo solo intravisto di sfuggita nei miei viaggi ricorrenti. Durante un passaggio sulla Statale Adriatica, ad esempio, ricordo che vidi delle bellissime vele sul porto e pensai ‘questo dev’essere un posto incantevole’. Solo successivamente scoprii che si trattava di Cesenatico”.
Dopo averlo scoperto l’ha anche amato…
“Sì perché qui mi sono sentito subito a casa. E’ un luogo che mi é entrato nell’anima anche se ho il sospetto che forse ci fosse già”.
E invece come nasce l’amore per il Grand Hotel Da Vinci?
“Beh, io questa struttura l’ho vista nascere e, non a caso, sono stato il primo cliente a prenotare una stanza in questo cinque stelle quando ancora la famiglia Batani non era neppure sicura di aprire. Era aprile o maggio del 2013 e, quando ci misi piede per la prima volta, era pronto solo il primo piano e il salone da pranzo non era ancora disponibile. Poi, negli anni, l’ho visto crescere e qui ho trovato i luoghi ideali per ambientare la seconda parte del primo libro della Contessa Rossa che, infatti, nasce e si dipana proprio in questa location. Non é un caso che il Da Vinci compaia anche nella copertina del libro…”.

Questo é il paese del mare, della cucina, delle vacanze: cos’ha di noir e di misterioso Cesenatico?
“Direi tutto perché nei luoghi di mare, dove domina il divertimentificio e la spensieratezza, può sempre accadere qualcosa di spiacevole…”.
Nei tuoi libri precedenti fai riferimento a dei misteriosi sotterranei che arrivano al mare: esistono veramente?
“Così mi hanno raccontato. Quando é stato costruito il Da Vinci sulla vecchia colonia Veronese, per paura di infiltrazioni di ratti, si narra che Tonino Batani abbia fatto murare l’accesso a quei sotterranei ma, stando alle mappe e alle antiche testimonianze, esiste ancora una rete di gallerie che arriva fino al porto canale attraverso dei bunker”.
Nel tuo ultimo romanzo, però, Cesenatico e il Da Vinci sono meno protagonisti…
“Tutti i miei romanzi sono partiti o sono arrivati al Grand Hotel Da Vinci. Questa é un’eccezione perché, in realtà, questo libro é ambientato quasi esclusivamente a Venezia”.
Perché questa scelta?
“Perché Venezia é un’altra città che amo profondamente anche perché qui risiedevano i miei antenati del ramo paterno. E’ dunque un’atra città che ho nel cuore e nell’animo. Almeno una settimana all’anno io devo vivere la Laguna, altrimenti vado in astinenza”.

Dal tuo osservatorio come vedi Cesenatico? Hai qualche aggettivo per questa città?
“E’ una città che avrà tutti i suoi difetti, ma qui io mi sento bene, quasi rifiorisco. Per me é la città della gioia e il Da Vinci contribuisce sensibilmente alla beatitudine di questo mio stato d’animo”.
Ti affascina più la Cesenatico estiva o quella invernale?
“Sono due fascini diversi ma altrettanto appaganti. In estate questa città diventa la Saint Tropez della Romagna, piena di luci e colori, mentre in inverno diventa più sonnacchiosa, ma fino ad un certo punto perché, bene o male, anche d’inverno, qui un po’ di vita c’é sempre”.
Questa é una terra di grandi letterati – da Marino Moretti a Ferruccio Benzoni – dopo di loro, però, il vuoto. Scrittori e letterati sono ormai fuori moda?
“Beh, in una società italiana in cui c’é un analfabetismo di ritorno del 40% potrei anche rispondere di sì, ma io spero che tornino di moda. Cesenatico, per altro, oltre ad aver dato i natali ad illustri letterati, ne ha anche ospitati di altrettanto prestigiosi negli anni ’60. Basti pensare a Dario Fo e Franca Rame, che l’hanno frequentata fino all’ultimo. In ogni caso, il problema non é solo di Cesenatico e dunque, se devo formulare un auspicio, io mi auguro che la cultura, da fenomeno di nicchia, torni di gran moda un po’ dovunque”.




