Tra le pieghe del mercato del delivery, quello dei corrieri in motorino che circumnavigano a tutta velocità la nostra provincia per consegnare pizze, sushi e pollo fritto, c’è un fenomeno che, tra l’indifferenza dei sindacati, sta assumendo le sembianze sinistre di un vero e proprio “caporalato digitale”.
Anello di congiunzione tra le piattaforme di delivery e il cliente finale, i corrieri sono quei giovani che, ornai ogni giorno, suonano al nostro citofono, porgendoci un cartone di pizza prima di correre via, per un’altra consegna.
Il settore, a Cesenatico e dintorni, è ormai in mano alla manodopera straniera (Pakistan, Bangladesh e India). Bici elettrica “elaborata”, due telefonini (quindi doppio account), scarse pretese economiche, abilissimi nel “subappalto” e spesso del tutto ignari dei loro diritti, sono loro il profilo ideale per un lavoro da “salario minimo’.
E, infatti, quello che fino a qualche anno fa sembrava un lavoretto ideale per studenti ed esodati dal lavoro tradizionale, oggi sta diventando un mercato poco appetibile per i giovani di Cesenatico. Perchè le aziende, soprattutto le multinazionali del settore, a fronte di stipendi davvero modesti (6-700 euro al mese), richiedono consegne super-veloci e gli unici in grado di rispettare quelle massacranti condizioni di lavoro, per quattro spiccioli al giorno, sono i “riders” pakistani.
Luigi (nome di fantasia) è un giovane di Cesenatico che lavora da qualche mese come fattorino per una nota multinazionale delle consegne. “All’inizio – dice – era una buona opportunità di guadagno ma oggi, se faccio due conti, mi chiedo ogni giorno se ne vale la pena”.
Luigi, perché hai deciso di fare il corriere?
“Ero attratto in particolare dalla flessibilità del lavoro. Del resto, è un contratto di collaborazione che ti dà la possibilità di scegliere, di volta in volta, le fasce orarie in cui renderti disponibile e dunque per un giovane come me sembrava l’ideale…”.
Come funziona il lavoro?
“Nella fascia oraria in cui garantisco la mia disponibilità entro nella mia auto, accendo l’app dal telefonino e aspetto le notifiche, ovvero le richieste di consegna che invia la piattaforma. Richieste che ovviamente posso accettare come no”.
Quanto guadagni?
“Il compenso è di circa 11 euro lordi all’ora. Io lavoro tutti i giorni solitamente dalle 18 alle 24 e prendo 6-700 euro netti in busta paga. O meglio prendevo…”.


Cosa è cambiato negli ultimi tempi?
“Gli stipendi si sono abbassati in maniera netta perchè hanno tolto il cosiddetto ‘incentivo minimo’, ovvero la ‘retribuzione di base’ che solitamente ci veniva garantita anche in assenza di consegne”.
E perchè è stato tolto?
“Nessuno lo sa. Noi dialoghiamo con un’applicazione digitale e, quando c’è qualche problema, alle telefonate risponde quasi sempre una voce pre-registrata. Si dice, ma è solo una voce, che la mia azienda sia in vendita e dunque il contenimento dei costi sia una condizione essenziale. In pratica, in fase di negoziazione stanno cercando di dimostrare che il costo del personale è molto basso. Peccato che lo facciano sulla pelle di noi fattorini…”.
Quindi, con il pagamento a cottimo (più consegni e più guadagni) quant’è oggi la paga media?
“Arrivi a malapena a 4-500 euro, anche perchè prima si facevano tranquillamente una quindicina di consegne al giorno, oggi invece quel numero si è ridotto drasticamente”.
Per quale ragione?
“Perchè da un giorno all’altro sono spuntati i riders pakistani, cingalesi e indiani. Non sono tantissimi ma, con il loro modo di lavorare, stanno rovinando il mercato”.
In che senso?
“Si muovono con i monopattini o con le loro bici elettriche elaborate che raggiungono anche gli 80km/h. Hanno due telefonini e dunque due account. In pratica, è come se ognuno di loro lavorasse il doppio…”.
Ma l’applicazione consente di avere due telefonini?
“Assolutamente no, ma queste aziende si muovono solo in caso di segnalazioni. Il problema è che in questo modo gran parte delle consegne se le accaparrano loro. Oltre a questo, al di là di un 20% di trattenute, hanno anche escogitato i loro espedienti per non pagare le tasse…”.
In che modo?
“Quando arrivi a 5mila euro di guadagni, per continuare a lavorare, dovresti aprire una partita Iva. Loro, invece, quando raggiungono quella soglia, cambiano telefonino, aprono un nuovo account e ricominciano da capo. E poi c’è il discorso dei mezzi: io mi muovo in auto, pago la benzina 1,8 al litro, il bollo, l’assicurazione, gli eventuali guasti in officina, devo stare attento alle Ztl… Loro invece si muovono con il monopattino e con la bici. Non mi dite che non avete mai visto un ciclista pakistano sull’Adriatica?”.
A proposito di sicurezza, cosa accade in caso di infortunio sul lavoro?
“In teoria dovremmo avere delle polizze assicurative che ci coprono per ogni infortunio, invece ho capito a mie spese che quelle polizze garantiscono indennizzi solo in caso di lesioni permanenti. Ma il rischio non lo corri solo quando guidi…”.
In che senso?
“Spesso, quando vai a fare delle consegne, ti trovi di fronte degli individui non troppo raccomandabili. Gente che non ti vuole pagare o che vuole semplicemente trovare da dire. Insomma, paga bassa, rischi le botte e se ti fai male sono fatti tuoi…”.
