L’ingresso anticipato nelle scuole dell’infanzia non è ripartito e molte famiglie, alle prese con improrogabili impegni lavorativi, chiedono risposte. Fratelli d’Italia ha presentato interrogazioni in Comune e in Regione, mentre a Villamarina è partita una raccolta firme per aumentare i collaboratori scolastici. Al centro della polemica, le difficoltà dei genitori nel conciliare lavoro e orari scolastici e la richiesta di un intervento comunale. Il sindaco Matteo Gozzoli ricostruisce quanto accaduto, spiegando le ragioni del disservizio e non sottraendosi al tema spinoso delle responsabilità.
Sindaco, chi gestiva il prescuola?
«Lo ha sempre gestito direttamente la direzione didattica attraverso il personale ATA, cioè i collaboratori scolastici. Fino allo scorso anno era attivo in alcuni plessi, non in tutti, anche con numeri ridotti. Non era un servizio erogato dal Comune di Cesenatico né previsto dalla nostra carta dei servizi».
Perché quest’anno è saltato?
«Tra fine agosto e inizio settembre al nuovo circolo – nato dalla fusione dei due precedenti – sono state tagliate dall’oggi al domani dieci figure su 44: oltre il 22% del personale ATA. La scuola aveva raccolto le adesioni, ma ovviamente subordinando il servizio alle assegnazioni di personale. Abbiamo appreso le conseguenze solo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico, senza ricevere alcuna avvisaglia».
Le famiglie contestano la mancata previsione di fondi nella variazione di settembre. Come risponde?
«Siamo intervenuti proprio con quella variazione, ma per coprire servizi essenziali messi a rischio dai tagli: sporzionamento dei pasti, pulizie degli istituti e distribuzione delle merende. Abbiamo cercato risorse e valutato il ricorso a personale esterno. Non siamo rimasti fermi: abbiamo dovuto affrontare anzitutto queste criticità che, lo ripeto, non abbiamo creato noi».
Perché non finanziare anche l’ingresso anticipato?
«Il Comune ha limiti di bilancio e difficoltà organizzative. Occorre costruire un servizio con prestazioni molto brevi, mezz’ora al mattino e mezz’ora al pomeriggio. Non si trovano risorse e lavoratori dalla sera alla mattina. Inoltre, se interviene il Comune, deve prevederlo per tutti i plessi, assicurando pari garanzie, non soltanto dove prima era attivo».
Quali possibilità ci sono di ripristinarlo?
«Abbiamo avviato interlocuzioni con gli uffici scolastici per capire se sia possibile recuperare personale. C’è piena collaborazione con il dirigente scolastico. Per il futuro dovremo valutare come organizzare ex novo un eventuale servizio comunale e finanziarlo. Nell’immediato, però, non siamo in grado di rispondere a tutto».
Comprende il disagio dei genitori?
«Certamente, capisco benissimo chi deve andare a lavorare e conciliare i tempi familiari. Ma il problema, lo ribadisco, è più ampio del prescuola: il taglio ha coinvolto anche attività di base, durante una fusione che già impegnava la scuola. Ci siamo trovati davanti a una novità imprevista sia per noi sia per i dirigenti scolastici».
Il Comune sostiene che il proprio impegno sulla scuola stia aumentando anno dopo anno. In che misura?
«Vi do un dato: per l’assistenza ai bambini con disabilità abbiamo superato i 600mila euro annui. Integriamo ciò che viene garantito dallo Stato per completare la copertura della giornata scolastica. Sugli enti locali ricadono sempre più esigenze: ci facciamo carico di necessità concrete, ma non possiamo compensare automaticamente ogni riduzione di personale e di servizi. Non ho alcun interesse a polemizzare, ma se il Ministero taglia il personale prima o poi i nodi vengono al pettine e non ce la si può sempre prendere con le amministrazioni comunali”.