Prima delle grandi colonie, degli alberghi e degli stabilimenti affollati, Cesenatico cercò di conquistare i villeggianti costruendo anche un luogo dedicato alla mondanità. Era il Kursaal, edificio pensato per offrire occasioni d’incontro e divertimento a quella nuova clientela borghese che cominciava a scoprire il piacere dei bagni di mare.
Il nome stesso, diffuso nelle località termali e balneari europee, evocava eleganza, musica, conversazioni e serate danzanti. Il Kursaal avrebbe dovuto rappresentare il salotto della Cesenatico turistica: uno spazio nel quale trascorrere le ore lontane dalla spiaggia, incontrarsi e partecipare agli appuntamenti della stagione.
Il progetto, però, non ebbe il successo sperato. A ricostruirne la storia è la tesi di Elisa Torreggiani dedicata alla “Città delle Colonie” di Ponente. Negli anni Venti l’edificio risultava già in vendita: un segnale evidente delle difficoltà incontrate da un modello di intrattenimento forse troppo ambizioso per la Cesenatico dell’epoca.
La storia del Kursaal non terminò comunque con la fine delle feste. Negli anni Trenta l’edificio venne affittato e trasformato in una colonia destinata a ragazze provenienti dalle organizzazioni femminili fasciste di Reggio Emilia. Gli ambienti nati per la mondanità dei villeggianti cambiarono così funzione: le sale del divertimento diventarono spazi per il soggiorno collettivo delle giovani ospiti.
È una metamorfosi quasi simbolica. Al posto delle serate eleganti arrivarono la disciplina, gli orari comuni, l’attività fisica e i rituali educativi promossi dal regime. Il fascismo attribuiva infatti alle colonie marine un ruolo che andava ben oltre l’assistenza sanitaria. Il soggiorno al mare serviva a irrobustire i corpi, ma anche a formare le nuove generazioni secondo i valori e le regole imposti dall’organizzazione politica.
Le colonie divennero così uno degli strumenti più visibili della propaganda: edifici, esercizi ginnici, uniformi e cerimonie contribuivano a trasformare una vacanza in un’esperienza educativa collettiva. Anche il vecchio Kursaal di Cesenatico, pur non essendo nato con quella finalità, venne assorbito in questo sistema.
Il cambiamento racconta inoltre la rapida trasformazione della città. Il turismo riservato a una minoranza benestante cominciava a cedere spazio a un fenomeno organizzato e di massa. Sulla spiaggia non arrivavano più soltanto famiglie facoltose in cerca di svago, ma gruppi di bambini e ragazzi inviati da Comuni, enti assistenziali, aziende e organizzazioni del regime.
Il Kursaal sopravvisse come colonia fino alla guerra, ma non superò il secondo conflitto mondiale: il fabbricato venne demolito nel dopoguerra. Di quel luogo rimane così soprattutto una biografia sorprendente, ricostruita attraverso documenti e fotografie storiche.
In pochi decenni fu salotto balneare, investimento deludente e struttura educativa fascista. Una parabola che sembra riassumere tre diverse Cesenatico: quella che sognava la villeggiatura elegante, quella che dovette fare i conti con l’insuccesso commerciale e quella che, negli anni del regime, vide il mare trasformarsi in un’enorme palestra politica per l’infanzia.