Un chilometro e mezzo d’inseguimento lungo la ferrovia, una bicicletta utilizzata per guadagnare terreno, i treni fermati per evitare il rischio di un investimento, fino ad una colluttazione nel fango di un fossato. Una sequenza che appare figlia di un set cinematografico, ma è quanto realmente accaduto nel pomeriggio di venerdì 18 settembre a Gatteo Mare, dove i Carabinieri hanno arrestato un uomo subito dopo una rapina.
La vicenda era già emersa nei giorni scorsi (Clicca qui), subito dopo l’accaduto. Oggi, alla luce di una ricostruzione dettagliata dell’evento, possiamo restituire quei concitati minuti attraverso un quadro più chiaro e completo.
Tutto è cominciato intorno alle 16:30, nei pressi della locale stazione ferroviaria. Un anziano si trovava seduto su una panchina, quando è stato avvicinato da un uomo vestito di nero che gli ha improvvisamente strappato dal collo una catenina d’oro. Non un semplice oggetto di valore: quel monile apparteneva infatti al figlio della vittima, scomparso, e rappresentava quindi un ricordo dall’inestimabile valore affettivo.
Le grida dell’anziano hanno subito richiamato l’attenzione dei presenti, facendo scattare l’allarme al 112. In zona si trovava una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Savignano sul Rubicone: ricevuta la segnalazione dalla Centrale, i militari hanno tempestivamente raggiunto la stazione, individuando il fuggitivo mentre si allontanava lungo la linea ferroviaria in direzione Rimini.
A quel punto è cominciato l’inseguimento. Uno dei Carabinieri, per guadagnare terreno, ha lucidamente afferrato una bicicletta lasciata nei pressi della stazione e si è lanciato alla rincorsa lungo la banchina. Arrivato al termine del marciapiede, ha lasciato la bici e proseguito a piedi sulla massicciata. Nel frattempo il collega ha contattato con urgenza RFI, chiedendo il blocco della circolazione ferroviaria per mettere in sicurezza l’area e scongiurare il rischio di un investimento, per poi unirsi all’inseguimento.
La fuga è proseguita complessivamente per circa un chilometro e mezzo. Sentendosi ormai braccato, il rapinatore ha tentato un’ultima mossa, gettandosi all’interno di un profondo fossato che costeggia la ferrovia e cercando riparo nella vegetazione.
Il Carabiniere lo ha quindi seguito nel canneto. A quel punto l’uomo ha reagito con violenza, impugnando una grossa canna di legno e colpendo ripetutamente il militare, che è rimasto ferito ad una mano. Per neutralizzare la minaccia, il Carabiniere ha utilizzato lo spray al peperoncino, riuscendo infine a bloccarlo. Poco dopo è sopraggiunto anche il secondo militare, con il quale il fuggitivo è stato definitivamente immobilizzato e recuperato dal fossato. Ed è proprio durante il fermo che è arrivata l’ultima conferma: l’uomo aveva ancora la mano stretta a pugno, dove all’interno custodiva la catenina appena strappata all’anziano.
Il rapinatore è stato quindi arrestato, mentre il prezioso ricordo è tornato al suo legittimo proprietario. Una conclusione che restituisce anche il senso di un intervento nel quale rapidità, coordinamento e determinazione hanno fatto davvero la differenza: dalla segnalazione al 112 all’inseguimento, fino al blocco della circolazione ferroviaria e alla cattura.
Dietro la spettacolarità di quei minuti, però, si nasconde soprattutto il lavoro quotidiano dei Carabinieri. Un’attività che spesso rimane lontana dai riflettori, ma che in episodi come questo mostra concretamente cosa significhi intervenire in pochi istanti ed assumersi dei rischi per mettere in sicurezza persone e territorio. E, in questo caso specifico, restituire ad un anziano non soltanto una catenina, ma un ricordo che per lui non ha prezzo.