22 Settembre, 2026 Cesenatico

BadaFest, una storia che Cesenatico ha reso sua: “Siamo ancora qui”

“Sentivo che era assolutamente da proporre. Ma non avrei mai pensavo che avremmo proseguito fino alla 5ª edizione”: è questa la frase che, meglio di tutte, riassume storia ed essenza del BadaFest. A pronunciarla è Claudio Cavallaro, dj, musicista e direttore artistico della manifestazione fin dalla sua nascita, nell’estate del 2022. Quella che doveva essere una sola festa in memoria di Federico “Bada” Manca è diventata così, ad ormai quattro anni di distanza, una delle tradizioni più sentite nel calendario di Cesenatico.

L’idea, nata in primis dal dolore, voleva però suscitare un’immediata reazione collettiva. Claudio aveva così proposto alla famiglia e agli amici di provare a riunirsi nel nome di Federico, trasformando un lutto difficile da metabolizzare in un grande momento di comunità. Da quella intuizione ha preso forma – insieme a Lorenzo Manca, Progetto Porto, Giacomo Frigoli e agli altri volontari fin da subito coinvolti – ed è quindi sorto un festival che, edizione dopo edizione, ha continuato a crescere. Fino ad oggi: musica, arte e skate per il sostegno psicologico dei giovani, ma nella sua essenza soprattutto un modo autentico per stare insieme.

“All’inizio doveva essere un episodio unico, che nasceva e si concludeva lì”, ammette Cavallaro. Poi il primo ricavato fu destinato a potenziare lo sportello psicologico nelle scuole medie “Dante Arfelli”, e furono pertanto le stesse realtà che lavoravano sul campo a richiedere agli organizzatori di rinnovare l’appuntamento. Da allora il sostegno è cresciuto progressivamente: il BadaFest ha destinato risorse al Centro Famiglie ASP del Rubicone e ad altre realtà sociali, arrivando negli anni ad occuparsi anche delle situazioni più fragili sul territorio.

E qui emerge il significato più profondo delle parole di Claudio. “È bello che esistano iniziative come la nostra, ma spero di cuore che presto non ce ne sia più il bisogno”. Il BadaFest non vuole infatti sostituirsi alle istituzioni, ma riempire un vuoto che gli organizzatori percepiscono regolarmente: quello dell’ascolto, della prevenzione e della possibilità, per ragazzi e famiglie, di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.

La quinta edizione, appena conclusa, ha confermato quanto quella formula vada ormai ben oltre un classico appuntamento musicale. Due giornate immersive nella suggestiva scenografia del Parco di Levante, unendo concerti, skate, laboratori, mercatini, performance, live painting e momenti di incontro. Sul palco domenica Selton, Kymono, Giacomo Toni, Koko Moon e Todo Bardo; mentre sabato DumBo Gets Mad, Alex Fernet, Marcello Newman, Momo Said e Martini Police: insieme hanno accompagnato un evento che, quest’anno, ha tenuto a sperimentare anche nuove forme di spettacolo e aggregazione.

“Quest’anno la line-up è stata incredibile”, ammette Cavallaro, con quella soddisfazione che arriva solo dopo mesi di lavoro intenso. Ma cita con particolare entusiasmo anche lo skate contest, il mercatino, i laboratori e soprattutto quell’idea di festival come luogo dove persone di età anche molto diverse possono incontrarsi per condividere. Un aspetto confermato anche da Giacomo Frigoli, storico componente del direttivo: “Sono stati due giorni incredibili”, racconta, sottolineando la partecipazione trasversale – “dai bambini agli anziani” – fino al grande lavoro dei volontari e degli amici della famiglia Manca.

Sono proprio i volontari, del resto, il motore silenzioso del BadaFest. Persone che lavorano per mesi senza mai trasformare il proprio impegno in qualcosa di personale, investendo tempo, energie e competenze a disposizione di una nobile causa comune. Ed è lo stesso Claudio a descriverli con grande orgoglio e sincera gratitudine: parla infatti di un’autentica squadra, sempre più ampia, che anno dopo anno ha imparato a costruire insieme qualcosa che ormai appartiene alla città.

“Al BadaFest ti formi tantissimo”, annuncia Claudio. E quella formazione, oggi, ha creato anche una vera rete musicale che porta il nome di Cesenatico fuori dai suoi confini. Cinque edizioni dopo, dunque, il BadaFest non è più soltanto la festa pensata per ricordare Bada. È il modo che un gruppo di amici ha trovato per trasformare un’assenza in presenza, una ferita in comunità, un ricordo in qualcosa che continua a generare bene.

E forse è proprio per questo che, quando il palco si spegne e il Parco di Levante torna lentamente al silenzio, il BadaFest non finisce davvero. Perché la sua musica più importante continua ora a risuonare altrove: nelle scuole, tra le famiglie, nelle relazioni più profonde con la possibilità, per qualcuno, di sentirsi finalmente meno solo.

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