23 Settembre, 2026 Cesenatico

Sfrattato dalla Caritas tunisino tenta di impiccarsi (video esclusivo)

Attimi di tensione nel tardo pomeriggio di ieri alla Caritas di Largo Cappuccini, dove un cittadino tunisino ha minacciato di suicidarsi, annodandosi una corda al collo e salendo su una sedia. E’ stato necessario l’intervento dei Carabinieri per scongiurare il peggio, anche se qualche operatore ha parlato di “sceneggiata” e di un “tentativo maldestro di attirare l’attenzione”. 

In ogni caso, oltre ai militari, sul posto è sopraggiunta un’ambulanza del 118 che, dopo aver calmato l’aspirante suicida, l’ha trasportato al “Bufalini” per alcuni accertamenti. 

E’ stato questo l’episodio più eclatante di una giornata piena di tensioni nella nuova sede del centro di accoglienza. 

A scatenare la rabbia dei senzatetto, l’annuncio da parte della Caritas della conclusione dell’assistenza invernale. In pratica, quella sarebbe stata per dodici di loro l’ultima notte nella struttura. Per gli ospiti un “fulmine a ciel sereno”, secondo la Caritas “una decisione già comunicata con largo anticipo”. Del resto – per statuto – l’alloggio viene fornito solo nei mesi più freddi dell’anno ma, quando le temperature si alzano, l’obbligo di ospitalità decade e tutti i senzatetto devono organizzarsi in maniera diversa. Queste sono le regole, ma applicarle non è sempre facile. 

Sergio: “Cacciati dall’oggi al domani senza una spiegazione”

Parla di un “vero e proprio sopruso” Sergio Personeni, l’uomo che ha lanciato l’allarme via social: “Hanno deciso di buttarci fuori – attacca – e ci hanno detto che, nel giro di tre giorni, dobbiamo andarcene. Io ho chiesto una motivazione, ma nessuno è stato in grado di dirci nulla. Io, che lavoro al cimitero comunale, sarei anche disposto a pagare qualcosa, ma è disumano cacciarci in questo modo, senza alcun preavviso. Siamo in dodici, nessuno di noi ha un tetto sotto cui ripararsi. Io prima dormivo al cimitero, poi sono stati loro a darmi questo alloggio. E adesso, senza alcuna spiegazione, nel giro di 48 ore, ci dicono di togliere il disturbo senza neppure darci un’alternativa. Ma io, con l’estate alle porte, dove la trovo adesso una casa a Cesenatico? Il sindaco non può buttare dodici persone su una strada. Domani (oggi, ndr) noi saremo ancora qui per manifestare tutto il nostro dissenso e vedrete che l’amico tunisino non sarà l’unico a minacciare il suicidio”. 

“Datemi una corda e una sedia che voglio farla finita”

Il momento più straziante, come detto, ieri pomeriggio ha coinvolto un cittadino tunisino che, dopo aver appreso dello sfratto, in un profondo stato di frustrazione, ha minacciato di togliersi la vita: “Noi eravamo tranquillamente sedute vicino al chiosco – racconta un’operatrice – quando, all’improvviso, si è avvicinato a noi chiedendoci una sedia. Ci è salito sopra, si è messo una corda al collo e l’ha attaccata all’inferriata. A quel punto ha cominciato ad urlare minacciando di uccidersi. ‘Ho appena trovato un lavoro – continuava a ripetere – ma io, da domani, dove vado a lavarmi e a dormire?’. Le sue urla hanno attirato l’attenzione di qualche passante che ha chiamato i carabinieri. Poi, oltre alla polizia municipale, sono arrivati anche i medici del 118 che l’hanno calmato prima di caricarlo sull’ambulanza”.

“Non possiamo tornare sulla strada”

I dodici senzatetto – tutti uomini dai 30 ai 60 anni – da questa mattina dovranno trovarsi una nuova sistemazione ma nessuno di loro, pur avendo un lavoro, sembra in grado di trovare un’alternativa: “Molti di noi lavorano saltuariamente – spiegano – ma con l’arrivo dell’estate tutti avremo un lavoro stagionale più o meno stabile. Ma l’estate è lunga e quindi, dormendo per strada, sarà difficile riposare e ricaricare le energie. Il rischio è quello di presentarsi al lavoro stanchi e, nel giro di poco, perdere il posto. Abbiamo anche detto che saremmo disposti a pagare 2-300 euro al mese pur di restare nelle nostre cellette e farsi una doccia. In questo modo, infatti, riusciremmo ad andare al lavoro in modo dignitoso, ma sembra che non vogliano in alcun modo venirci incontro. ‘Domani mattina dovete fare le valige e lasciare gli alloggi’, ci hanno detto. Ma in questo modo ci condannano ad una vita da miserabili senza alcuna prospettiva”. 

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