La nuova vicenda dell’hotel Cavallino di Valverde riaccende l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel settore turistico della Riviera. CGIL Forlì Cesena e Filcams CGIL lanciano un appello diretto a lavoratrici e lavoratori, invitandoli “a denunciare irregolarità e situazioni di sfruttamento” e a rivolgersi “agli uffici sindacali per ricevere assistenza”.
“La stagione si era aperta con i casi di lavoro nero emersi durante i controlli a Gatteo e Cesenatico – ricorda la CGIL – per poi proseguire con le truffe riguardanti gli alloggi destinati agli stagionali e i pacchetti turistici. Episodi differenti, che non devono portare a generalizzazioni ma impongono di mantenere alta l’attenzione sulla legalità”.
CGIL e Filcams ringraziano forze dell’ordine, organi ispettivi, istituzioni, amministrazioni locali e il sindaco di Cesenatico per il lavoro svolto, chiedendo però un ulteriore rafforzamento dei controlli. Un richiamo viene rivolto anche alle imprese e alle associazioni di categoria: “Chi applica correttamente contratti e regole – ricorda il sindacato – è infatti il primo a essere danneggiato dalla concorrenza sleale di chi riduce illegalmente il costo del lavoro”.
“Chi lavora in nero, è assunto per quattro ore ma ne lavora otto oppure non riceve straordinari, riposi e retribuzioni dovute. Ma chi è sfruttato non deve affrontare da solo questa situazione”, sottolineano le organizzazioni. Il sindacato può controllare contratti e buste paga, ricostruire le ore effettivamente lavorate e avviare le tutele previste dalla legge. Ogni stagione, attraverso queste verifiche, vengono recuperati centinaia o migliaia di euro e regolarizzate posizioni contributive fondamentali per accedere all’assistenza e alla previdenza.
I dati dell’Osservatorio IRES CGIL descrivono intanto un comparto fragile: nel sistema alberghiero la retribuzione annua media è di 10.503 euro, contro i 26.377 del settore privato non agricolo. Dal 2019 al 2024 i salari giornalieri sono aumentati del 7,7%, mentre i prezzi sono cresciuti del 17,4%.
Il precedente dell’inchiesta Radici, nella quale la CGIL si è costituita parte civile, dimostra secondo il sindacato che far emergere lo sfruttamento è possibile: “Denunciare si può e nessuno deve farlo da solo”.