7 Novembre, 2026 Cesenatico

Ventisei tartarughe recuperate in una notte: record per i pescatori di Cesenatico al fianco di CESTHA

Ventisei tartarughe marine recuperate in una sola notte e consegnate ai biologi e ai veterinari di CESTHA. Dal porto di Cesenatico arriva un risultato senza precedenti per il programma di collaborazione tra pescatori e ricercatori: il primato precedente era di nove esemplari, quasi un terzo di quelli accolti questa volta dal centro di Marina di Ravenna.

Protagonisti gli equipaggi dei pescherecci Nonna Rina, Martin Pescatore e Gabbiano, da anni impegnati nella riduzione delle conseguenze delle catture accidentali. Una collaborazione che ha consentito finora di prendere in carico oltre seicento tartarughe, offrendo agli animali assistenza e cure prima del ritorno in mare.

Tra i ventisei esemplari c’era anche una tartaruga verde, una presenza poco frequente nell’Alto Adriatico. I biologi l’hanno chiamata Clorella: è la quarta della sua specie arrivata al centro negli ultimi dodici mesi, mentre nei dieci anni precedenti non ne era stata recuperata nessuna.

Il risultato nasce da un protocollo operativo sperimentale che coinvolge direttamente i pescatori. Quando una tartaruga finisce accidentalmente nelle reti, gli equipaggi che aderiscono al programma la trattengono temporaneamente a bordo fino al rientro in porto, anziché liberarla subito. L’animale viene quindi affidato agli specialisti di CESTHA, che ne verificano le condizioni, valutano la necessità di trattamenti e stabiliscono quando potrà essere rilasciato.

Un impegno che richiede attenzione, spazio e disponibilità. Accogliere una o due tartarughe su un peschereccio è già un compito delicato; gestirne contemporaneamente dieci, come è accaduto durante questa notte, comporta difficoltà ben maggiori. Per questo i ricercatori sottolineano il contributo degli equipaggi, determinante per il funzionamento del progetto.

Secondo i risultati del programma, la quasi totalità delle tartarughe assistite riesce successivamente a tornare in libertà. I controlli permettono inoltre di raccogliere informazioni sulla salute degli animali e sulla loro presenza nelle acque adriatiche.

A suscitare particolare interesse è il caso di Clorella, catturata accidentalmente dal Martin Pescatore. Appartiene alla specie Chelonia mydas, osservata nell’Alto Adriatico molto meno frequentemente della Caretta caretta. Ora si trova nella struttura di Marina di Ravenna insieme a Posidonia, un’altra tartaruga verde soccorsa appena due giorni prima nelle acque di Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara, dove era stata individuata debilitata e alla deriva.

Quattro recuperi in dodici mesi, dopo un decennio senza casi, sono un dato che merita di essere approfondito. I ricercatori invitano però alla cautela: le osservazioni sono ancora troppo poche per spiegare il fenomeno o parlare di un cambiamento stabile nella distribuzione della specie.

Segnalazioni analoghe sono arrivate anche dalla Grecia, dove durante la scorsa estate sono state registrate presenze particolarmente numerose di tartarughe verdi in aree nelle quali, in precedenza, risultavano assenti o comparivano solo occasionalmente. Sarà il proseguimento del monitoraggio a chiarire se si tratti di episodi temporanei oppure del segnale di una presenza più frequente anche nell’Alto Adriatico.

Per le ventisei tartarughe recuperate a Cesenatico comincia intanto il percorso di valutazione sanitaria e, dove necessario, di cura e riabilitazione. L’obiettivo di biologi e veterinari è riportare in mare il maggior numero possibile di animali prima che il raffreddamento delle acque imponga la sospensione invernale dei rilasci.

L’aumento degli esemplari assistiti richiede anche strutture adeguate. In questa direzione si inserisce il progetto “Sea Turtle Hospital”, finanziato dalla Chiesa Valdese attraverso i fondi dell’Otto per Mille, che ha consentito di rinnovare tre impianti di filtrazione e sterilizzazione dell’acqua del centro, migliorando le condizioni di degenza.

Il primato di Cesenatico racconta così soprattutto il valore di una collaborazione quotidiana: pescatori, biologi e veterinari impegnati a dare agli animali finiti nelle reti la possibilità di tornare in mare.

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