C’è un dato, più ancora delle statistiche ufficiali, che in queste prime settimane d’estate si coglie passeggiando tra alberghi, ristoranti, negozi e stabilimenti: sono tornati i tedeschi.
Non è ancora un’ondata, forse non è ancora il ritorno pieno ai tempi d’oro, ma il segnale è chiaro. E soprattutto sembra consolidare quelle prime avvisaglie che già lo scorso anno avevano fatto drizzare le antenne agli operatori.
La differenza si vede, si sente, si pesa negli scontrini. Il turista tedesco entra, guarda, sceglie e compra. Ha una disponibilità di spesa diversa, più serena, meno compressa. Non vive la vacanza come una corsa a risparmiare su tutto.
L’italiano, invece, arriva spesso con i soldi contati. Frequenta, passeggia, consuma poco. Nei negozi chiede lo sconto, rimanda l’acquisto (“Ci penso…”), confronta, tira sul prezzo. Non per cattiva volontà, ma perché il potere d’acquisto delle famiglie italiane è quello che è. Però il risultato, per il commercio, cambia radicalmente.
E infatti non è un caso se molti negozianti raccontano che queste prime settimane hanno avuto un senso proprio grazie alla clientela tedesca. Non solo negli hotel, dove la presenza si misura più facilmente, ma anche nelle boutique, nei negozi di prodotti tipici, negli esercizi del centro e del lungomare. Il turista tedesco non è soltanto una presenza nei registri delle camere: è economia che cammina per strada.
Del resto, bisognerebbe ricordarselo più spesso: la nostra industria turistica è nata anche, e in certi casi soprattutto, sul marco tedesco. Intere stagioni, intere generazioni di albergatori, interi pezzi di città balneari sono cresciuti grazie a quel turismo ordinato, fedele, puntuale, capace di riempire gli hotel e di far lavorare tutto l’indotto. Molti alberghi sono stati costruiti, ampliati, rinnovati perché c’erano i tedeschi. Prima ancora dell’euro, prima delle piattaforme, prima del turismo mordi e fuggi, c’era quel rapporto diretto e solido tra località e vacanziere tedesco.
Ora qualcosa sembra muoversi di nuovo. E sarebbe un errore considerarlo un dettaglio folkloristico. Il ritorno dei tedeschi può essere una leva decisiva per rimettere qualità, programmazione e capacità di spesa al centro della stagione. Ma bisogna essere all’altezza: servizi, accoglienza, pulizia, professionalità, prezzi coerenti.
Perché se è vero che i tedeschi stanno tornando, è altrettanto vero che non torneranno per nostalgia. Torneranno se troveranno una destinazione capace di meritarsi, ancora una volta, la loro fiducia.