26 Settembre, 2026 Cesenatico

Commercio, lo scaricabarile che fa infuriare i negozianti

Approderà martedì prossimo in Consiglio comunale l’ordine del giorno promosso da Confesercenti “in difesa” del commercio di prossimità. Un documento che avrebbe forse potuto avere un senso dieci o quindici anni fa, quando la desertificazione commerciale cominciava a manifestarsi e sarebbe stato possibile affrontarla con politiche lungimiranti. Presentarlo oggi, dopo anni di negozi chiusi, quartieri impoveriti e attività storiche scomparse, appare invece come un tentativo tardivo e piuttosto comodo di mettersi dalla parte dei commercianti.

Il testo contiene considerazioni condivisibili e persino ovvie: i negozi di vicinato producono socialità, sicurezza, servizi e qualità urbana. Ma quando dalle premesse si passa agli impegni concreti, il castello retorico crolla.

Stringi stringi, al sindaco e alla Giunta si chiede soltanto di sostenere una proposta di legge di iniziativa popolare e di sollecitare un intervento legislativo nazionale. In altre parole: il problema viene riconosciuto, ma la responsabilità viene spedita a Roma.

La contraddizione è evidente. Lo stesso ordine del giorno afferma che sostenere le attività economiche locali rientra tra le responsabilità delle amministrazioni comunali. Eppure non propone una sola misura che impegni direttamente il Comune: nessun intervento su tasse locali, Tari, affitti, parcheggi, accessibilità, arredo urbano, programmazione commerciale o sostegno alle nuove aperture. Nulla che obblighi l’amministrazione a investire risorse, cambiare politiche o assumersi responsabilità verificabili.

È questo il punto politicamente più grave: mentre si invoca la tutela dei piccoli negozi e mentre nel vicino Romagna Center si sta costruendo una nuova imponente ala commerciale, si assolvono preventivamente tutti coloro che, sul territorio, in questi anni avrebbero potuto e dovuto intervenire prima. Si indica il Governo come interlocutore esclusivo e si cancella il peso delle scelte locali, come se la progressiva perdita di vitalità commerciale fosse piovuta dal cielo.

Dal cashback agli hub commerciali, Confesercenti – più concentrata a non inimicarsi la politica locale che a risolvere i problemi dei negozianti – continua così a percorrere la strada della demagogia: anche stavolta un’iniziativa presentata come risposta strutturale, ma incapace di incidere sulle cause profonde della crisi. Ma il commercio di prossimità non ha bisogno di documenti consolatori o di nuovi alibi istituzionali. Ha bisogno di scelte, risorse e responsabilità precise.

La speranza è che martedì il Consiglio comunale non si presti a questa maldestra operazione di facciata e bocci sonoramente un ordine del giorno che, dietro nobili parole e un fardello di retorica melensa, rappresenta l’ennesima presa in giro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA