23 Settembre, 2026 Cesenatico

Video – Bologna, i prof si “autodenunciano” sui social: “Sì, siamo di sinistra”

“Cari studenti e studentesse, vi vogliamo facilitare il compito”. Così si apre il filmato girato da insegnanti di Bologna e provincia. Uno dopo l’altro, davanti alla camera, si presentano con nome e cognome, indicano la materia e dichiarano: “Sono di sinistra”. Il video nasce come replica al questionario diffuso da Azione Studentesca, organizzazione legata a Gioventù Nazionale, la realtà giovanile di Fratelli d’Italia.

Nel questionario, distribuito tramite volantini davanti a varie scuole, si chiedeva agli alunni di raccontare episodi e “segnalare” docenti di sinistra ritenuti colpevoli di fare propaganda. Per molti è una schedatura, una “lista di proscrizione” travestita da sondaggio. 

La miccia era stata accesa da un gesto precedente: un professore di Lettere del Liceo Montale di San Donà di Piave, Giorgio Peloso Zantaforni, aveva già registrato un video di autodenuncia per rivendicare apertamente le proprie idee e contestare l’impostazione dell’iniziativa. La sua “confessione” è diventata un esempio, fino alla scelta bolognese di trasformare la risposta in un gesto collettivo.

A Bologna la reazione si allarga. “Non è una dichiarazione di voto, è una dichiarazione”, spiegano alcune docenti coinvolte. Nel filmato i docenti insistono su un punto: discutere temi complessi e, talvolta, rendere riconoscibile la propria posizione non equivale a fare propaganda. “Sarebbe inaccettabile giudicare gli studenti per le loro idee; è altrettanto inaccettabile il contrario”, dicono. Azione Studentesca ha replicato che non venivano richiesti nomi e cognomi, solo racconti. Ma, ribattono gli insegnanti, quando si parla di singole scuole identificare le persone può diventare semplice.

Condiviso sui profili personali, il video è esploso in poche ore: tanti messaggi di solidarietà, ma anche critiche e insulti, fino alle richieste di licenziamento. Gli autori raccontano che altri colleghi, in altre città, stanno valutando di replicare la stessa forma di protesta. Per ora, a Bologna, il dibattito resta apertissimo.

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