Valerio Navarra é un po’ stanco dei traslochi. Da quando, negli anni ’90, Monsignor Silvano Ridolfi fondò la Caritas a Cesenatico, questo prezioso servizio d’assistenza é sempre stato ospitato all’interno di sedi comunali: prima nell’edificio dell’ex “Bunker” (dove oggi opera la Croce Rossa), poi nelle scuole di viale Torino, poi nelle aule della materna di via Leone a Villamarina e adesso, prima sede di proprietà della Diocesi (e non del Comune), nell’ex Convento di via Largo Cappuccini: “E sinceramente – dice – spero sia l’ultima volta perché questi traslochi riservano sempre problemi imprevisti”. E di problemi, stavolta, ce ne sono davvero tanti.
Signor Navarra, siete in ritardo rispetto alle scadenze annunciate: quali sono le difficoltà che avete riscontrato in questo ennesimo trasloco?
“Mah, il trasloco non é ancora stato ultimato perché certi lavori che dovevano già essere fatti, in realtà sono stati fatti male oppure commissionati in ritardo. Ad esempio c’era tutto il tempo per provvedere con largo anticipo all’aumento della potenza dei Kilowat o all’allaccio della linea telefonica con il relativo wi-fi ma, per alcuni errori di programmazione, ancora questi servizi non sono disponibili. Ed é un problema che intralcia la nostra ordinaria attività, basti pensare al collegamento online che abbiamo sempre avuto con i Servizi Sociali…”.

Quando allora la Caritas potrà funzionare a pieno regime?
“Spero prima possibile, ma non tutto dipende da noi. Io spero che la connessione internet funzioni già da questa settimana. Per quanto riguarda l’aumento dei Kilowat, é stato fatto un errore nella comunicazione all’Enel ma, anche in questo caso, mi auguro si possa rimediare in tempi brevi”.
Per quanto riguarda il servizio indumenti?
“Vicino a noi c’é un mercatino gestito da un ordine laico, i Terziari Francescani. Io davo per scontato che, dopo la cessione del convento alla Diocesi, quel locale sarebbe stato messo a disposizione della Caritas e, invece, almeno per il momento, così non é. A quel punto, grazie all’aiuto di un benefattore, abbiamo deciso di bonificare un magazzino che si affaccia sul cortile e che, appena pronto, verrà adibito alla distribuzione degli indumenti. Nel frattempo, abbiamo chiesto al Comune di concederci una proroga affinché gli abiti possano restare, per tutto il mese di marzo, nel deposito della vecchia sede”.
Quali sono gli altri servizi che mancano oggi?
“Ne cito due essenziali: il servizio doccia e il servizio lavanderia. Non sappiamo quando potremo garantirli perché tutto dipende dai lavori della Diocesi”.
E il servizio mensa?
“E’ ancora garantito dalla parrocchia di San Giacomo ma, non appena ci stabilizzeremo nel nuovo edificio, lo porteremo qui”.

Il convento é molto grande: lo sfrutterete interamente?
“In realtà, tolto il secondo piano dove ci sono le celle per dormire, la struttura non é cosi grande come sembra, anche perché un’intera ala resta a disposizione della Chiesa e dunque noi non possiamo utilizzarla. Ci sono giusto due locali per poterci ricavare il centro di ascolto e la zona uffici”.
Il dormitorio resterà attivo tutto l’anno?
“Il progetto é quello, anche se il servizio andrà organizzato nel modo giusto. Quando eravamo nella vecchia sede ricevevamo un sussidio da parte dell’Unione dei Comuni del Rubicone finalizzato a far dormire di notte i poveri e gli emarginati. Noi, con quelle risorse, nei mesi più freddi, pagavamo alcune stanze negli alberghi ad un prezzo calmierato. Oggi, invece, avendo a disposizione un dormitorio con una ventina di posti letto, il progetto é quello di gestire direttamente noi l’accoglienza notturna”.
Qualcuno ha detto che questo edificio é troppo centrale e non preserverebbe la necessaria privacy degli ospiti, lei cosa ne pensa?
“Mah guardi io penso che se un convento non viene più destinato ai frati, quale migliore soluzione può esserci se non quella di farci un centro Caritas che, da sempre, é al servizio della povertà?”.
Come avete preso le proteste di alcuni cittadini che, riunitisi in un comitato nato ad hoc, hanno tentato di fermare questo progetto?
“So che le loro proteste erano indirizzate non tanto contro la Caritas quanto contro gli ospiti della struttura che, a loro dire, avrebbero potuto alimentare il degrado nella zona. Ma, da un punto di vista della polizia municipale, questa zona é stata classificata come ‘zona rossa’ e dunque, al minimo problema riscontrato, gli agenti hanno la possibilità di allontanare immediatamente chi non si comporta nel modo giusto. Quindi, i rischi mi sembrano molto limitati”.