5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Goletta Verde, il Rubicone e quel Canale Tagliata che nessuno campiona

Diciamolo subito: Legambiente ha tutto il diritto di denunciare le criticità ambientali. Anzi, fa bene a farlo. Se alla foce del Rubicone si registrano superamenti dei limiti microbiologici, è giusto e doveroso che il problema venga posto con forza e che i Comuni interessati, Gatteo e Savignano in questo caso, siano chiamati a dare risposte.

Ma proprio perché l’ambiente è una cosa seria, la domanda diventa inevitabile: perché tanta pressione mediatica sul Rubicone e così poca, almeno pubblicamente, sul Canale Tagliata di Zadina?

Non stiamo parlando di un fosso dimenticato. Il Comune di Cesenatico, su proposta dell’Ausl Romagna – ogni qual volta vengono aperte le paratoie e nelle 18 ore successive alla loro chiusura – emette da anni ordinanze preventive di divieto temporaneo di balneazione nelle acque “Zadina – Canale Tagliata Nord” e “Canale Tagliata Sud”. E già questo, da solo, è il riconoscimento istituzionale di una criticità potenziale.

Poi ci sono i dati che, quando si parla di ambiente, sono sempre il punto di partenza: nel luglio 2024, in quelle acque, le analisi programmate da Arpae portarono alla chiusura temporanea della balneazione per uno sforamento degli Escherichia coli pari a 24 volte il limite di legge. Un valore enorme, arrivato al massimo rilevabile dagli strumenti (che appunto non vanno oltre quota 24). Eppure le paratoie (ovvero le grandi chiuse che regolano l’uscita dell’acqua del Canale verso il mare), secondo la documentazione disponibile, non risultavano aperte né quel giorno né nei giorni precedenti.

E non è un caso isolato. Nel 2023, nel 2022 e nel 2019 si sono registrati altri superamenti dei limiti microbiologici nelle acque prossime al Canale Tagliata, anche in assenza di aperture verso il mare. Nessuno può dire, senza ulteriori verifiche, da dove arrivassero quei batteri (certo non dal cielo). Ma proprio per questo quel tratto, dove si registra un’intensa balneazione (molto più elevata di quella del Rubicone), meriterebbe attenzione, approfondimento, campionamenti regolari.

Invece Goletta Verde, che verifica molte foci della costa romagnola (compreso il Marano, un minuscolo torrente davanti a Riccione), lì non sembra fermarsi mai. E allora la domanda, scomoda ma legittima, è questa: con quale criterio si decide dove cercare l’inquinamento e dove no?

Qui il tema diventa più delicato. Perché quando un’associazione ambientalista concentra con grande determinazione la propria attenzione su un territorio e, a pochi chilometri di distanza, non sembra riservare la stessa curiosità a un altro punto “problematico”, qualche domanda è inevitabile.

Non si tratta di avventurarsi in logiche complottistiche né di cercare retroscena dove magari non esistono. Ma la credibilità delle battaglie ambientali vive anche di percezione pubblica. E la percezione, a volte, nasce da piccoli squilibri: un comunicato più severo qui, un silenzio più prudente là; un richiamo puntuale da una parte, una mancata verifica dall’altra.

Legambiente ha una storia, una cultura e, soprattutto, una sensibilità politica ben riconoscibile. Tutto legittimo, naturalmente. Ma proprio per questo sarebbe ancora più importante mostrare che i criteri di controllo non seguono simpatie ideologiche, consuetudini territoriali o relazioni istituzionali, bensì soltanto la natura dei problemi ambientali.

Perché il mare non conosce maggioranze e opposizioni. Non distingue tra Comuni amici e Comuni scomodi. E se un canale presenta anomalie documentate, la domanda non dovrebbe essere chi governa su quel territorio, ma se valga la pena controllarlo.

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