Ci sono politici che amministrano. E poi ci sono politici che sentono il bisogno irrefrenabile di lasciare una traccia, possibilmente ogni settimana. Non importa quale. L’importante è che se ne parli.
La vicenda del calendario scolastico in Emilia-Romagna sembra cucita addosso a Isabella Conti, assessora regionale a Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia e Scuola. Prima l’idea dello spring break, accolta con entusiasmo da qualche salotto pedagogico ma respinta da gran parte del mondo della scuola e delle famiglie. Poi l’ipotesi di anticipare l’apertura degli istituti addirittura al 31 agosto, proposta che ha incontrato resistenze diffuse e un sostanziale pollice verso da chi nella scuola vive e lavora ogni giorno.
A questo punto una domanda sorge spontanea: qual è il problema che Isabella Conti sta cercando di risolvere? Perché una buona amministrazione dovrebbe partire dai problemi reali, non dalla necessità di produrre continuamente novità.
L’ultima giustificazione, poi, merita una cornice. Secondo Conti, il provvedimento servirebbe anche ad arginare il problema della denatalità. E qui siamo oltre la politica: siamo alla metafisica amministrativa. Perché resta da capire con quale misterioso meccanismo l’apertura delle scuole con due settimane di anticipo dovrebbe spingere le coppie emiliano-romagnole a mettere al mondo più figli. Davvero qualcuno immagina una famiglia indecisa davanti alla culla che, folgorata dal calendario scolastico anticipato, decida finalmente di allargarsi? Davvero la soluzione all’inverno demografico sarebbe suonare la campanella prima?
L’impressione, invece, è che l’assessora sia caduta in una sindrome molto diffusa nella politica contemporanea: la smania del fare. Fare qualcosa, qualsiasi cosa. Cambiare, modificare, riformare. Anche quando il sistema, pur perfettibile, funziona. Anche quando i costi rischiano di superare i benefici. Anche quando i diretti interessati manifestano più di una perplessità.
Il calendario scolastico non è un giocattolo da laboratorio. Incide sull’organizzazione delle famiglie, sul lavoro degli insegnanti, sui trasporti, sulle attività economiche e, alle nostre latitudini, sull’intero comparto turistico. Non a caso proprio gli operatori del turismo hanno espresso forti preoccupazioni di fronte a proposte che rischiano di comprimere ulteriormente una stagione già breve e strategica per molte località della Riviera.
Forse il punto è proprio questo. Isabella Conti – che pure ieri ha cominciato a rettificare – è nata a Bologna e ha fatto per due mandati il sindaco a San Lazzaro di Savena, realtà rispettabilissima ma non esattamente il cuore pulsante dell’economia turistica regionale. Governare una regione complessa come l’Emilia-Romagna richiede la capacità di ascoltare mondi diversi, non soltanto di lanciare idee destinate a occupare le cronache per qualche giorno.
La politica, soprattutto quella giovane e ambiziosa, è spesso vittima della stessa tentazione che colpisce certi calciatori emergenti: voler dimostrare a tutti i costi di meritare il salto di categoria. Ogni pallone deve diventare un numero, ogni azione una giocata spettacolare. Il rischio, però, è confondere la gloria personale con gli interessi del collettivo.
Ecco perché, dopo l’ennesimo dibattito sul calendario scolastico, verrebbe da suggerire all’assessora Conti una rivoluzionaria forma di innovazione amministrativa: lasciare stare ciò che non ha bisogno di essere rivoluzionato. Anche questa, in fondo, è una forma di governo. Forse la più difficile. Sicuramente quella che fa meno danni.