Barche ormeggiate nei porti e pescatori costretti a rinunciare alle uscite perché ciò che riescono a portare a terra non basta più nemmeno a coprire le spese. È l’allarme lanciato dalla Rete della Piccola Pesca Costiera dell’Emilia-Romagna, che descrive una situazione sempre più grave lungo l’intera Riviera, da Porto Garibaldi a Cattolica.
A scarseggiare sono lumachine di mare, sogliole, canocchie e le altre specie catturate con le reti da imbrocco. In alcuni tratti di costa, inoltre, la presenza di mucillagine continua a ostacolare il lavoro. Il risultato è un Adriatico definito ormai “deserto” dagli stessi operatori.
“Abbiamo provato a uscire anche in questi giorni, ma non c’è più nulla – afferma Davide Vasini, presidente della Rete della Piccola Pesca Costiera dell’Emilia-Romagna –. Le barche sono ferme e davanti a noi vediamo un inverno che rischia di essere catastrofico”.
La crisi ambientale si traduce immediatamente in emergenza economica. Il prezzo del gasolio continua a pesare sui bilanci delle imprese e ogni uscita conclusa con poche cassette di prodotto rischia di trasformarsi in una perdita. Per contenere le spese, alcuni pescatori potrebbero essere costretti a valutare il disarmo delle imbarcazioni, con possibili conseguenze anche sull’accesso ai nuovi strumenti di sostegno destinati al comparto.
Le difficoltà non sono nuove. Negli ultimi anni la pesca emiliano-romagnola ha dovuto fare i conti con mucillagini, fenomeni di anossia, diffusione di specie aliene, crescita dei costi e progressiva riduzione della redditività. Secondo i dati regionali, tra il 2015 e il 2025 la piccola pesca ha registrato un ridimensionamento delle catture e dei ricavi, mostrando una vulnerabilità maggiore rispetto alle flotte di dimensioni più grandi.
I numeri forniti dalla Rete restituiscono la dimensione dell’emergenza. “Soltanto nel nostro contratto di rete – spiega Vasini – ci sono 44 imprese e circa 50 barche ferme. Considerando anche le altre realtà, arriviamo a un centinaio di imbarcazioni che non stanno più uscendo”.
Il timore è che alla sosta delle barche possa presto seguire quella definitiva delle aziende. “Se la situazione non cambia, questo inverno saremo costretti a fermare anche le ditte – conclude Vasini –. È un grido d’allarme: per la piccola pesca si prospettano mesi durissimi”.