30 Settembre, 2026 Cesenatico

Sala Next Gen, Bagnoli cuce il futuro: “Il risultato passa, il gruppo resta”

C’è una sconfitta da smaltire in fretta, ma soprattutto un progetto ancora in piena costruzione. L’inatteso 2-3 rimediato in casa contro il San Marco Next Gen, infatti, ha lasciato a Sala il profondo rammarico per una partita che sembrava essersi incanalata nella direzione giusta e che invece, nei quindici minuti finali, è poi sfuggita di mano. Per Matteo Bagnoli, tuttavia, il risultato della prima giornata è solo una piccola parte della storia, ancora tutta da scrivere.

“Siamo rammaricati: dispiace iniziare questo campionato con una sconfitta, soprattutto per come si era messa la partita”, racconta il tecnico. Dopo qualche difficoltà iniziale, il Sala aveva infatti trovato il vantaggio, tenuto in controllo fino al blackout finale. Ma Bagnoli guarda anche dall’altra parte del campo: “Faccio i miei complimenti sinceri ad una squadra giovane, nuova anche per loro. Mi piace vedere che il calcio amatoriale del territorio è in continuo movimento e che c’è una voglia crescente di rigiocare insieme, far parte di gruppi e squadre”.

E proprio il concetto di gruppo rappresenta il vero filo conduttore nella sua idea di Sala Next Gen. Una realtà che, secondo Bagnoli, è ancora necessariamente in costruzione. “Per quanto riguarda il gruppo giovani, tutti gli anni sono un anno zero”. La crescita, spiega, deve passare dalla conoscenza reciproca, dall’inserimento di nuovi giocatori e pure dalla volontà collettiva di alzare progressivamente l’asticella.

Ma il risultato sportivo non è di certo l’unico parametro. La Polisportiva deve essere innanzitutto un luogo nel quale i ragazzi possano trovare spazio. Le richieste, racconta il tecnico, arrivano anche da fuori la zona di Sala, da Cesenatico e fino alle zone limitrofe. Il problema, semmai, è poter garantire a tutti il minutaggio desiderato. “Ci dispiace molto”, ammette Bagnoli, spiegando come l’attività volontaristica renda difficile solo pensare ad un secondo gruppo Next Gen o replicare l’esperienza della squadra di calcio a sette, che in passato permetteva di mantenere coinvolti anche i ragazzi con meno spazio nel calcio a undici. È anche per questo che la rosa viene costruita intorno alle 27-30 persone, dimensione che consente di provare a far sentire tutti parte integrante del percorso.

E il percorso, quest’anno, si è arricchito anche nello staff. Accanto a Bagnoli ed al suo secondo Pedrelli sono così arrivati nuovi collaboratori, tra cui Antonio Porreca, oltre alle figure che già affiancavano il gruppo nella preparazione atletica e per la gestione dei portieri. “Stiamo veramente allargando sia lo staff che i giocatori e questo mi fa molto piacere”.

Per il mister, però, il vero bilancio arriverà soltanto a maggio. “Sono tra quelli abituati a tirare una riga solo a fine campionato”. E quella riga dovrà misurare non soltanto i risultati, ma anche la crescita generale del gruppo e la capacità della Polisportiva di migliorarsi costantemente nella gestione dei ragazzi. Perché alla fine, ciò che Bagnoli vorrebbe lasciare a questi giovani non è una classifica. Ma un ricordo: “Vorrei che alla fine di questo campionato potessero ricordare la stagione con un sorriso, che possano davvero conservare dei bei momenti”. È il senso del calcio amatoriale secondo il tecnico: quelle partite, quelle serate, gli aneddoti dello spogliatoio che anni dopo tornano fuori quando ci si ritrova, sempre accompagnati da un sorriso.

Ed è qui che la sua storia personale si intreccia con quella della nuova esperienza nel Sala Next Gen. Bagnoli non nasconde l’emozione: “Ammetto che, anno dopo anno, sono diventato molto più emotivo su queste cose, forse perché ho sempre fatto tutto con il cuore”. Oggi osserva ragazzi che arrivano, si mettono a disposizione, imparano a conoscersi e, in alcuni casi, iniziano perfino a dare una mano al di fuori del campo: sistemando gli spogliatoi, facendo le righe sul campo, aiutando a preparare il terreno di gioco.

Per Bagnoli è proprio questa la vittoria più importante. “È straordinario vedere questi ragazzi giovani che hanno tanta voglia di mettersi in discussione”. E mentre il Sala Next Gen prova a crescere sul campo, il suo allenatore pensa già a qualcosa che vada oltre il prossimo risultato: “Spero che anche queste nuove generazioni possano vivere con spensieratezza ciò che noi abbiamo vissuto a pieno, in quei periodi all’interno di uno spogliatoio, nel rettangolo di gioco”.

E forse è proprio questa la vera sfida del nuovo Sala: non soltanto costruire una squadra, ma consegnare ad una nuova generazione un pezzo autentico della sua storia.

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