A Zadina cala la saracinesca sul Si Sapori Italiani, in Viale Londra 2, ma dietro alla chiusura dell’attività c’è una vicenda che i gestori hanno deciso di raccontare pubblicamente. E lo hanno fatto affidando a una lunga lettera affissa sulla vetrina il resoconto di due stagioni di lavoro segnate, secondo la loro ricostruzione, da continui problemi di acqua, danni al locale e da una situazione che sarebbe diventata progressivamente insostenibile.
“Abbiamo affittato l’azienda, non l’abbiamo comprata”, è una delle precisazioni contenute nel messaggio rivolto a clienti e vicini. I gestori spiegano di essere arrivati nel locale giusto l’anno precedente trovandolo, a loro dire, “sporco, trascurato, per anni senza una vera manutenzione”. Raccontano quindi di averlo ripulito e sistemato a proprie spese, dalla cucina alla sala, fino al bagno.
Da lì sarebbero iniziati i problemi più seri. La lettera elenca cinque episodi di allagamento: il 13 e il 20 maggio, il 3, il 20 e il 24 agosto. “Non acqua piovana, ma l’acqua di scarico di un palazzo con appartamenti, da tutti e due i lati del locale, fino in cucina”, denunciano i gestori. Il 22 maggio 2025, sempre secondo il racconto pubblicato, un idraulico avrebbe effettuato un’ispezione con telecamera nelle tubature, individuando la causa nelle radici di un albero cresciute all’interno dei condotti, capaci perfino di bloccare lo scarico. “Lavori sono stati fatti solo a settembre”, spiegano, ma nel frattempo l’acqua avrebbe continuato a tornare.
La conseguenza sarebbe stata una lunga serie di interventi di pulizia e sanificazione. “Cinque volte a svuotare tutto. Cinque volte a disinfettare a fondo”, si legge. I gestori raccontano anche di acqua entrata nei muri, muffa, problemi al bancone e giornate di pioggia diventate motivo di preoccupazione. In un episodio, scrivono, i clienti sarebbero entrati dalla terrazza per ripararsi e il locale si sarebbe allagato “con vetro dentro”.
Di fronte alla situazione, sarebbe stata richiesta anche l’installazione di una valvola di non ritorno. “Abbiamo mandato lettere. Ci siamo rivolti a un avvocato”. Secondo quanto riportato nella lettera, per quattro mesi non sarebbe stato effettuato alcun intervento risolutivo, mentre sarebbero continuate ad arrivare richieste per il pagamento dell’affitto.
I gestori affermano quindi di aver sospeso i pagamenti, sostenendo di non ritenere corretto pagare per un locale che continuava ad allagarsi. I danni, precisano, sarebbero stati documentati e presentati: mancato incasso, attrezzature rovinate e spese di sanificazione. “L’assicurazione ha riconosciuto circa 7.500 euro. Quella somma è stata trattenuta dalla proprietà. A noi non è arrivato niente”.


A giugno, inoltre, sarebbe stata avanzata una proposta per un nuovo contratto, con il pagamento anticipato del nuovo anno e l’assunzione del rischio di eventuali nuovi allagamenti. “Ma loro non hanno accettato”. Il contratto di affitto d’azienda, raccontano, si è concluso ad agosto. E così arriva l’addio. “Noi non volevamo andare via”, spiegano i gestori, ricordando di aver costruito in appena due stagioni “il nome, la clientela, l’avviamento”. Poi la frase che, forse, più di tutte racchiude il senso dell’intera vicenda: “Ce ne andiamo a mani vuote”.
Una storia che, attraverso la loro testimonianza, lascia alla comunità tutta una domanda aperta sul destino di un’attività costruita con fatica e poi costretta a chiudere, dopo una lunga battaglia contro problemi strutturali che i gestori sostengono di aver segnalato più volte. “Qui finisce, per noi e per voi”. Ma il ricordo di ciò che era stato costruito, concludono, “non ce lo toglie nessuno”.