Il “giallo” della moria di pesci nella Vena Mazzarini trova una prima importante risposta nelle analisi disposte dopo il ritrovamento, a fine luglio, di numerosi esemplari senza vita nelle acque del canale (clicca qui).
Il rapporto di prova dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna riguarda due pesci, un’orata e una spigola, prelevati il 27 luglio proprio nella Vena Mazzarini e consegnati al Servizio Veterinario dell’Ausl.
L’esito più significativo riguarda la ricerca del Betanodavirus, agente responsabile di una grave patologia virale dei pesci: il virus non è stato rilevato in nessuno dei due campioni analizzati. Viene quindi meno una delle possibili spiegazioni di natura infettiva che potevano essere prese in considerazione di fronte a una mortalità così diffusa.
Il referto, tuttavia, non consente di attribuire con certezza la moria a una causa specifica. L’orata, del peso di 700 grammi, e il branzino, di circa due chili, sono infatti arrivati al laboratorio in cattivo stato di conservazione, con carcasse predate e organi ormai colliquati. Per questo motivo non è stato possibile eseguire una valutazione anatomopatologica e batteriologica attendibile.
Alla luce dei risultati, dunque, non emerge una causa virale riconducibile al Betanodavirus. Resta invece sullo sfondo l’ipotesi già avanzata nei giorni della moria: una forte carenza di ossigeno nell’acqua, favorita dalle elevate temperature, dal ristagno e dallo scarso ricambio idrico. Un quadro che riporta inevitabilmente l’attenzione sul funzionamento degli impianti destinati alla movimentazione e al ricambio dell’acqua della Vena Mazzarini.