“Dopo dieci anni di amministrazione Gozzoli, la Giunta si accorge finalmente che il commercio è in crisi. E quale risposta offre? Trentamila euro complessivi, con un contributo base di 500 euro destinato soltanto a pochissime attività aperte di recente, perlopiù bazar e kebab”.
Il centrodestra di Cesenatico – formato da Lista Civica per Buda, Fratelli d’Italia e Lega – contesta duramente “Vetrine Accese”, il bando rivolto alle imprese della città che hanno aperto un punto vendita con vetrina tra il 1° gennaio 2024 e il 30 giugno 2026.
Il contributo base è di 500 euro per le prime sessanta in graduatoria, incrementabile fino a 3mila euro secondo i criteri previsti. Proprio i 500 euro iniziali sono al centro delle critiche: “Non pretendiamo di risolvere tutto con la bacchetta magica – scrivono – ma queste cifre dimostrano che non si affrontano le cause del problema”. Secondo il centrodestra locale, infatti, il bando “è una mancetta tardiva, presentata come una soluzione a un problema che denunciamo da anni”.
“Il trucco – dicono – è nella confezione: quello che viene annunciato come un ‘nuovo strumento di sostegno’ è, nella sostanza, il vecchio bando giovani con un altro nome. Cambia la presentazione, ma resta senza risposta la difficoltà dei negozi già esistenti, quelli che resistono tra costi, affitti e incassi insufficienti. Sappiamo che il contributo base può aumentare fino a 3mila euro secondo i criteri previsti. Ma questo non cambia la nostra contestazione: una misura limitata alle aperture recenti non affronta la crisi dell’intero settore”.
“Avevamo proposto di ridurre l’Imu sugli immobili commerciali, trasferendo una parte del beneficio agli affittuari attraverso canoni più bassi. Ci è stato risposto che sarebbero stati pochi spiccioli. Oggi, invece – si chiedono le forze d’opposizione – 500 euro diventano un aiuto concreto? Nessuno di noi pretende una bacchetta magica. Chiediamo però una direzione chiara. Primo: una città pulita e accogliente, con strade, marciapiedi e parchi curati. Secondo: un Pug che incentivi davvero gli imprenditori a riqualificare gli alberghi, migliorando camere e servizi e attirando turisti con maggiore capacità di spesa. Terzo: un’offerta di manifestazioni più ampia, anche culturale, capace di portare nuovi visitatori”.
“Sono proposte che avanziamo da anni. Il commercio ha bisogno di clienti e di condizioni favorevoli per lavorare, non di annunci a ridosso delle elezioni. Chiediamo anche a Confesercenti e Confcommercio: ritenete questa misura una risposta adeguata? Per noi, il ritardo resta tutto. E cambiare nome a un bando non basta a riaccendere le vetrine”.