17 Settembre, 2026 Cesenatico

Violentò due donne nel parco di San Mauro: condannato a 11 anni

Quattro ore di attesa, poi la lettura della sentenza. In aula, a pochi metri dall’uomo accusato di averle aggredite, le due donne hanno ascoltato in silenzio la ricostruzione di quanto accaduto nove mesi fa lungo la pista del Rio Salto. Senza mai voltarsi verso l’imputato, hanno trattenuto l’emozione fino alle lacrime.

Il tribunale di Forlì ha condannato a 11 anni di reclusione il 26enne gambiano ritenuto responsabile delle due violenze sessuali consumate il 5 dicembre 2025 nel parco di San Mauro Pascoli. La pena pronunciata dal collegio, presieduto dal giudice Casalboni, coincide con quella richiesta dal pubblico ministero Emanuele Daddi.

Le vittime, due donne di 47 e 45 anni, erano uscite separatamente per correre e passeggiare lungo il percorso ciclopedonale. Le aggressioni avvennero in pieno giorno, a distanza di poco più di un’ora. Secondo quanto ricostruito durante il processo, entrambe tentarono di opporsi gridando e chiedendo aiuto. Una riuscì anche a mordere la mano dell’aggressore.

La 45enne, dopo essere stata palpeggiata nelle parti intime, riuscì a liberarsi e a fuggire. La 47enne venne invece immobilizzata, trascinata in una zona appartata nei pressi del sentiero e violentata. Le due donne presentarono immediatamente denuncia, consentendo l’avvio delle indagini.

Prima della discussione sono stati ascoltati gli ultimi testimoni: il fratello della vittima che subì la violenza più grave e il marito della seconda donna. Le parti civili, rappresentate dagli avvocati Emanuela Villani e Jakub Nowacki, hanno chiesto la condanna dell’imputato; la difesa è stata affidata all’avvocato Domenico Di Bari.

I giudici hanno inoltre disposto una provvisionale complessiva di 30mila euro: 20mila alla 47enne e 10mila alla 45enne. Per l’eventuale quantificazione del restante risarcimento sarà possibile procedere in sede civile.

Durante il processo il ventiseienne aveva sostenuto di non avere nulla contro le due donne e aveva ricondotto il proprio comportamento a una presunta “macumba”. Aveva parlato anche di un terzo uomo che, attraverso un malocchio, lo avrebbe indotto a commettere le aggressioni. Una spiegazione che non ha modificato la valutazione del tribunale, arrivata al termine di un’udienza carica di tensione e sofferenza.

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