Da pesce d’aprile a tema vero. La scintilla è partita ieri, quando La Voce di Cesenatico ha pubblicato la notizia dell’apertura della prima spiaggia naturista della città, in zona Cesarini, a Villamarina. Un articolo che ha fatto sorridere, discutere e anche arrabbiare qualcuno, prima che lo stesso giornale chiarisse tutto: era un Pesce d’Aprile, ma anche un modo per misurare reazioni, umori e pregiudizi.
E proprio da lì ha deciso di intervenire Jean Pascal Marcacci, bolognese, storico presidente dell’Aner, Associazione Naturista Emiliano-Romagnola, convinto che sotto la battuta ci sia in realtà una questione molto concreta. Non un’idea strampalata, non una provocazione buona solo per i social, ma “una vera opportunità turistica per una località balneare come Cesenatico”.
Il ragionamento di Marcacci, che guida un’associazione attiva da anni sul territorio regionale, è molto semplice: “Il naturismo – sostiene – non è un fenomeno marginale o folcloristico, ma un segmento turistico vero, con una domanda in fortissima ascesa, persone abituate a muoversi, a spendere e a cercare strutture attrezzate”. Per questo, dice, “Cesenatico farebbe bene almeno a ragionarci, senza immaginare rivoluzioni e senza pensare a chissà quali stravolgimenti del litorale”. L’idea, semmai, è partire in piccolo: “Una porzione ben riconoscibile dentro uno stabilimento già esistente, un solarium riservato al naturismo, pochi ombrelloni, servizi essenziali e regole chiare. E’ un progetto semplice che non ha bisogno di alcuna autorizzazione e che, nel rispetto di alcune linee guida, può partire anche domani”.
Secondo Marcacci, il punto decisivo è proprio questo: “Non serve immaginare subito una maxi area dedicata, ma una sperimentazione graduale. Se poi la risposta arrivasse – e sono certo che arriverà – saranno gli stessi imprenditori a decidere se ampliare o no quell’offerta”. Nella sua visione, dunque, il naturismo può rappresentare “una leva efficace per diversificare il prodotto turistico e attirare un pubblico che oggi spesso cerca altrove quello che qui non trova ancora”.
Sul piano delle regole, inoltre, la materia non è affatto complessa. In Emilia-Romagna esiste da quasi vent’anni la legge regionale 31 luglio 2006 n. 16, dedicata proprio alla valorizzazione del turismo naturista, aggiornata poi con modifiche successive nel 2018. La norma prevede la possibilità di individuare aree pubbliche e private destinate al naturismo e richiama criteri di delimitazione e segnalazione ben precisi. In altre parole: non è un far west, ma un ambito già disciplinato.
Non a caso la stessa Regione, negli anni, ha costruito un impianto normativo che parla espressamente di aree private, aree pubbliche, recinzioni, riconoscibilità e caratteristiche dei servizi. E l’Emilia-Romagna conosce già esperienze consolidate, come quella di Lido di Dante, dove il Comune di Ravenna ha continuato anche di recente a individuare formalmente un’area demaniale destinata alla pratica del naturismo.
Insomma, il messaggio di Marcacci è netto: “Dietro uno scherzo può nascondersi una discussione seria”. E forse il punto non è più chiedersi se il naturismo faccia sorridere, ma se Cesenatico voglia o no interrogarsi su un turismo diverso, già presente in regione e potenzialmente capace di aprire nuove possibilità. Da semplice provocazione di primavera, il tema potrebbe così trasformarsi in una domanda molto concreta per amministratori e operatori della spiaggia. “Provare per credere” assicura Marcacci. Qualcuno avrà il coraggio di pensarci?
