22 Ottobre, 2026 Cesenatico

La cultura non è di chi tiene le chiavi

Sono stato davvero contento che Walter Valeri abbia affidato a La Voce le sue riflessioni. Per l’autorevolezza di un percorso che questa città avrebbe dovuto conoscere e valorizzare meglio, certamente. Ma soprattutto per la verticalità di un pensiero che scende dove le celebrazioni, troppo spesso, indugiano: sotto la superficie delle parole di circostanza, nel punto esatto in cui la memoria incontra le responsabilità di chi la custodisce.

Il suo intervento ci riguarda. E questo giornale ne condivide la domanda di fondo: a chi appartiene la cultura? A chi l’ha fatta vivere, attraversandone contraddizioni e solitudini, oppure a chi dispone del palco, degli inviti e del programma?

Valeri, personaggio spigoloso e poco incline ai salotti, denuncia di essere stato ignorato nelle commemorazioni degli amici con i quali fondò «Sul Porto». È una denuncia che merita una risposta nel merito. Liquidarla come il risentimento di un escluso sarebbe un modo assai comodo per sottrarsi alla questione: quale credibilità conserva una memoria pubblica quando una voce che potrebbe interrogarla resta fuori dal racconto?

La lottizzazione della cultura comincia anche così. Con la pretesa di stabilire chi abbia titolo a parlare, quali legami ricordare, quali contraddizioni lasciare nell’ombra. Prima ancora di distribuire incarichi, il feudalesimo culturale distribuisce legittimità. Produce cerchie che si riconoscono, si invitano, si confermano a vicenda. E finisce per scambiare la continuità delle proprie presenze con la vitalità culturale di una comunità.

È un vizio italiano che anche le città piccole devono avere il coraggio di riconoscere. Il denaro pubblico, gli spazi pubblici e il prestigio delle istituzioni dovrebbero allargare il confronto. Ogni volta che diventano strumenti di consacrazione di un ambiente, impoveriscono tutti, persino chi ne beneficia.

In Valeri riconosciamo la forza dirompente di una poesia che conserva il diritto di disturbarci. Un poeta vivo può correggere la didascalia, contestare la fotografia, ricordare ciò che guasta la cerimonia. Accoglierne la voce scorticante significa accettare che la cultura abbia ancora qualcosa da dire a chi la finanzia e la rappresenta. 

Cesenatico deve molto ai suoi poeti. Quel debito si onora anche ascoltando parole scomode, senza pretendere gratitudine o piaggeria in cambio dell’ascolto. La memoria resta viva finché qualcuno può discuterla. E quando pochi si arrogano il diritto di chiuderla a chiave, il compito del pensiero libero è stare dalla parte di chi bussa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA