17 Settembre, 2026 Cesenatico

Caso Pantani, la Procura integra la richiesta di archiviazione: “Nessun riscontro al racconto del detenuto”

Nuovo passaggio nell’ultima indagine sulla morte di Marco Pantani. Il pubblico ministero di Rimini Luca Bertuzzi ha trasmesso al gip Raffaele Deflorio un’integrazione alla richiesta di archiviazione già depositata nel febbraio 2024.

Al centro degli ulteriori accertamenti sono finite le dichiarazioni attribuite a un detenuto che, mentre si trovava nel carcere di Rimini, avrebbe confidato a un agente della polizia penitenziaria che Pantani sarebbe stato “massacrato di botte” per un debito di droga di circa 260mila euro.

L’episodio era stato segnalato dall’avvocato Fiorenzo Alessi, legale della famiglia del campione cesenaticense, insieme ad altri elementi sui quali i genitori del Pirata avevano chiesto alla Procura di fare chiarezza. Per verificare la consistenza del racconto, il pm aveva quindi delegato specifiche indagini ai carabinieri.

Gli accertamenti, condotti tra febbraio e giugno, hanno portato all’audizione sia del detenuto sia dell’agente penitenziario che avrebbe ricevuto la confidenza. 

Secondo quanto emerso, tuttavia, non sarebbero stati individuati elementi di prova capaci di confermare la ricostruzione. Da qui la decisione del pubblico ministero di integrare la precedente richiesta di archiviazione.

Ora si attende che il gip fissi l’udienza e valuti la posizione della Procura e le osservazioni della famiglia. Si tratta della terza indagine aperta in 22 anni sulla morte di Pantani, trovato senza vita il 14 febbraio 2004 nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. Anche questa volta gli inquirenti sono giunti alla conclusione che gli elementi raccolti non consentano di sostenere l’ipotesi dell’omicidio.

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