Cesenatico è finita nella mappa delle “Diocesi non sicure” (clicca qui), il portale interattivo collegato al database iCODIS e gestito da “Rete L’Abuso”, l’associazione che raccoglie e cataloga i casi di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica in Italia.
La presenza della cittadina romagnola è legata al caso di don Giuseppe Giacomoni, sacerdote condannato in via definitiva per violenze su minori.
Il database iCODIS – oggi aggiornato alla versione 3.2 con oltre 1.000 episodi censiti – è uno strumento di trasparenza unico al mondo, costruito grazie alle testimonianze delle vittime, degli articoli giornalistici e, soprattutto, delle sentenze della magistratura.
La nuova mappa permette di seguire i singoli casi, distinguendoli per grado di giudizio: dalla semplice segnalazione alla condanna definitiva. Nel caso di Cesenatico, la condanna definitiva ha determinato l’inserimento della nostra località nella “lista nera”.

Eppure, non mancano le perplessità. Può un solo episodio, seppur grave, “etichettare” un’intera diocesi come “non sicura”? La scelta di associare automaticamente il nome di una città o di un territorio alla colpa di un singolo sacerdote rischia di gettare un’ombra pesante non solo sulla diocesi, ma anche sulla comunità locale che nulla ha a che vedere con i fatti.
L’intento dichiarato è quello di offrire un archivio pubblico, costantemente aggiornato, che aiuti a fare luce su fenomeni spesso taciuti. Ma la percezione, per chi si vede finire sulla mappa per un unico caso, è quella di subire un discredito che va oltre la vicenda giudiziaria. Non si tratta di negare la gravità dei fatti accertati, ma di interrogarsi sull’equilibrio tra diritto all’informazione e rischio di stigmatizzazione.
Con l’inserimento di Cesenatico, la Romagna si ritrova così al centro di un dibattito più ampio: la necessità di raccontare con precisione e trasparenza gli abusi, senza però trasformare lo strumento in una condanna generalizzata che rischia di coinvolgere, ingiustamente, comunità e territori estranei alla responsabilità diretta.

