Le loro storie erano rimaste custodite nei ricordi delle famiglie, talvolta per decenni, segnate dal dolore e dalla difficoltà di raccontare. Ora tornano a parlare, con nuove testimonianze che restituiscono alla comunità una parte fondamentale della propria storia. Nella serata di ieri – martedì 20 ottobre – al Museo della Marineria, è stata presentata la nuova edizione ampliata di “Donne nella Resistenza. Cesenatico 1943-1945”, il volume che ricostruisce il contributo delle donne alla lotta contro il nazifascismo.
L’iniziativa, organizzata dall’Udi di Cesenatico con la Rete Democratica Antifascista e il patrocinio del Comune, si è svolta nell’82° anniversario della Liberazione della città, avvenuta il 20 ottobre 1944. Al centro dell’incontro, moderato da Fiorella Casali, il lavoro di ricerca che ha permesso di recuperare le vicende di undici partigiane del territorio, affiancandole a nuovi racconti, documenti e memorie familiari.


Un patrimonio che parla di donne capaci di trasportare messaggi e armi, procurare medicinali, curare feriti, nascondere soldati alleati e offrire rifugio ai partigiani. Attività svolte spesso nell’ombra, esponendosi al rischio di arresti, torture e deportazioni. Una partecipazione a lungo rimasta ai margini della narrazione pubblica della Resistenza, quella che gli storici definiscono “Resistenza taciuta”.
Tra le vicende più dolorose ricordate durante la serata c’è quella di Pia Battistini, arrestata nell’agosto 1944 e deportata in Germania, dalla quale tornò profondamente provata. Iris Casadio, moglie del primo sindaco di Cesenatico Antonio Sintoni, fu invece arrestata mentre era incinta e deportata nei campi nazisti: durante il trasferimento perse il bambino a causa delle percosse subite. Domenica Foschi, staffetta partigiana, venne torturata dopo l’arresto e morì nel gennaio 1948, senza essersi mai ripresa dalle conseguenze delle violenze.




La nuova edizione raccoglie anche la testimonianza di Gino Gusella, sopravvissuto all’eccidio di Ponte Ruffio del 18 agosto 1944. Catturato insieme ai compagni, fu ferito dalle raffiche del plotone di esecuzione e riuscì a salvarsi fingendosi morto, protetto dal corpo di un altro giovane. Il suo racconto, registrato molti anni fa dagli studenti della scuola media Dante Arfelli, viene recuperato perché quella memoria possa continuare a essere tramandata.
Spazio anche alla storia di Adamo Arcangeli, arrestato, torturato e fucilato alla Rocca di Cesena il 3 settembre 1944. A restituirne il ricordo è la nipote Adamina, attraverso le parole del nonno Guido, che ritrovò il figlio tra i corpi martoriati dei prigionieri uccisi.


Alla presentazione sono intervenuti il Sindaco Matteo Gozzoli, Francesco Occhipinti per la Rete Democratica Antifascista, le curatrici e i rappresentanti del mondo scolastico. Proprio il coinvolgimento degli studenti rappresenta uno degli aspetti più significativi del progetto: ragazze e ragazzi hanno approfondito le vicende delle partigiane, trasformandole in sentiti lavori di ricerca e articoli, dimostrando quanto la storia locale possa diventare uno strumento efficace per comprendere il presente.
Il messaggio emerso dalla serata è chiaro: la memoria non può restare confinata a una data sul calendario, ma deve essere cercata, studiata e trasmessa. Perché dietro la Liberazione di Cesenatico non si nascondono solo grandi eventi e nomi conosciuti, ma anche tante persone comuni che, mettendo ugualmente a rischio la propria vita, contribuirono a conquistare la libertà di cui oggi godiamo.