La protesta della Generazione Z arriva ufficialmente in Romagna. L’appuntamento è fissato per sabato 24 ottobre, dalle 15:00 a mezzanotte in Piazza Aurelio Saffi, nel cuore di Forlì. A promuovere la mobilitazione è un profilo social denominato “Forlì Rivolta”, collegato a un gruppo WhatsApp che, stando alle schermate circolate, conta oltre mille iscritti. Un numero che testimonia la capacità di diffusione dell’iniziativa, ma che non equivale necessariamente ad una partecipazione di massa in piazza.


La convocazione si inserisce in un clima di crescente tensione, dopo le manifestazioni degeneratesi in disordini e danneggiamenti in diverse città italiane. A Forlì, del resto, la preoccupazione non nasce soltanto dalle notizie provenienti da Milano e Bologna. Sabato 17 ottobre, davanti al polo scolastico Saffi-Alberti, circa un centinaio di giovani si sono radunati in una protesta improvvisata, durante la quale sono stati fatti esplodere petardi e svuotato un estintore. Il giorno successivo, davanti all’ITE “Matteucci”, si sono poi ritrovati circa 150 studenti: anche in quell’occasione sono stati segnalati petardi ed estintori azionati, oltre al lancio di sassi. La Digos sta esaminando i filmati per ricostruire le responsabilità.


A rendere più delicato il quadro è un audio inoltrato nelle scorse ore nella chat della mobilitazione. Nella registrazione, la voce attribuita ad una diciassettenne di origini tunisine dichiara di essere disposta anche all’arresto pur di trasformare Forlì in un “casino”, aggiungendo che la città “non deve più esistere”. Secondo informazioni raccolte, la giovane sarebbe già stata identificata dalle Forze dell’Ordine, che starebbero ora monitorando la situazione. Come lei molti altri risulterebbero minorenni, mentre sembrerebbero numerosi anche gli italiani di seconda generazione, tra cui gli stessi amministratori della chat.
Nello stesso gruppo, inoltre, sarebbe stata condivisa almeno una fotografia che ritrae hashish. Un elemento documentabile attraverso il contenuto circolato nella chat, ma che non consente, da solo, di attribuire un consumo di stupefacenti all’intero gruppo o di stabilire collegamenti con attività di spaccio.


La mobilitazione forlivese si inserisce così in un fenomeno più ampio, alimentato da social e messaggistica, nel quale alle rivendicazioni giovanili si sono affiancati episodi di violenza e, in alcune chat, riferimenti a possibili nuovi saccheggi. Resta da chiarire se esista un collegamento organizzativo diretto tra queste reti e il gruppo locale.
Forlì dista circa 38 chilometri da Cesenatico. La piazza è ancora un appuntamento annunciato, non una certezza di disordini. Ma tra i precedenti cittadini, il contenuto dell’audio e l’attenzione delle autorità, l’avvicinamento a sabato è accompagnato da interrogativi che meritano risposte e verifiche.