24 Settembre, 2026 Cesenatico

Consegne a domicilio in ritardo: ieri sera il primo sciopero dei corrieri

Se ieri sera a Cesenatico avete ordinato pizza o kebab a domicilio, probabilmente – tranne qualche rara eccezione – il vostro ordine vi sarà arrivato con un certo ritardo. Dalle 18 alle 20 di sabato, infatti, hanno scioperato, sul nostro territorio, gran parte dei corrieri del delivery, ovvero quei giovani che, ormai ogni giorno, suonano al nostro citofono porgendoci un cartone con la margherita o la sportina col sushi.

L’astensione dal lavoro ha riguardato, in particolare, la piattaforma Deliveroo che, nella nostra area geografica, detiene quasi il monopolio delle consegne a domicilio. 

Retribuzioni troppo basse, cancellazione degli incentivi minimi e scarsa vigilanza sui lavoratori stranieri con doppio e triplo account le principali ragioni dello sciopero che ha riguardato una decina di corrieri. 

L’iniziativa era stata preparata da tempo, anche se la data era stata tenuta segreta per evitare che l’algoritmo di Deliveroo riuscisse a prevenire i disagi. 

Resasi conto dell’ammutinamento, per arginare il problema, la piattaforma ha inviato a Cesenatico i “rinforzi” dall’area riminese, ma questo ha solo in parte mitigato i disagi del servizio, allungando in maniera notevole i tempi medi di consegna. Insomma, ieri sera, in tanti hanno mangiato freddo. 

Dopo le 19, poiché tutti i corrieri rifiutavano le consegne, la piattaforma ha cominciato anche ad alzare sensibilmente i compensi delle corse (anche 15 euro per un tragitto di un chilometro e mezzo) e, a quel punto, il fronte compatto dello sciopero un po’ ha ceduto. Poi da Rimini sono arrivati i rinforzi e, come detto, l’iniziativa di protesta è gradualmente rientrata. In ogni caso, al di là del (mezzo) successo dello sciopero, i problemi sono tanti e non di facile soluzione. 

Il settore, a Cesenatico e dintorni, infatti è ormai saldamente in mano alla manodopera straniera (Pakistan, Bangladesh e India). Bici elettrica “elaborata”, due telefonini (quindi doppio account), modeste pretese economiche, abilissimi nel “subappalto” e spesso del tutto ignari dei loro diritti primordiali, sono loro il profilo ideale per un lavoro diventato ormai da “salario minimo”. Ma questo metodo scorretto (reso possibile dalla debolissima rete dei controlli) ha finito per rovinare il lavoro di tutti e, infatti, quello che fino a qualche anno fa sembrava un’occupazione ideale per studenti ed esodati dal lavoro tradizionale, oggi sta diventando un mercato sempre meno appetibile. 

Gli stipendi infatti sono molto bassi ed al compenso lordo devono essere sottratte le spese della benzina che, talvolta, riducono drasticamente i compensi. E cosi un giovane che lavora sette giorni su sette, dalle 18 alle 24, fatica a mettersi in tasca più di 6-700 euro al mese. Da qui l’idea di una protesta collettiva che ha un bersaglio chiaro e un grande assente ingiustificato: le sigle sindacali, sempre in prima linea a difendere i lavoratori del turismo e poi del tutto silenti di fronte a queste nuove forme di caporalato digitale.

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