Un fabbricato di Cesenatico non potrà più essere utilizzato fino alla regolarizzazione del sistema di scarico delle acque reflue. Lo ha stabilito il Comune con l’ordinanza numero 341, firmata il 22 settembre dalla dirigente del Settore 4, l’ingegnera Chiara Benaglia.
Il provvedimento dispone la sospensione dell’agibilità e il conseguente divieto di utilizzo dell’edificio. L’ordinanza rappresenta l’ultimo passaggio di un procedimento avviato oltre un anno fa, dopo che erano state rilevate gravi anomalie nello smaltimento dei reflui.
Il 22 marzo 2025, durante un sopralluogo, gli agenti della Polizia locale avevano infatti riscontrato la fuoriuscita irregolare di acque dai tombini collocati all’interno della proprietà. Secondo quanto riportato nell’atto comunale, si trattava di acque nere e maleodoranti che arrivavano fino alla strada, determinando una situazione di carattere igienico e ambientale.
L’immobile si trova al di fuori degli agglomerati individuati dalla Provincia e non risulta quindi collegato alla rete fognaria pubblica. In questi casi la normativa consente lo scarico dei reflui soltanto dopo un trattamento effettuato attraverso impianti conformi alle disposizioni vigenti.
Nell’aprile 2025 il Comune aveva comunicato ai proprietari l’avvio del procedimento, chiedendo la sistemazione degli scarichi. A quella comunicazione era seguita l’ordinanza dirigenziale numero 386 del 13 ottobre 2025, notificata dieci giorni dopo, con la quale veniva imposto formalmente di regolarizzare l’impianto. Dagli accertamenti successivi è però emerso che quanto richiesto non è stato eseguito.
Da qui la decisione di sospendere l’agibilità del fabbricato e vietarne l’utilizzo. In caso di mancato rispetto dell’ordinanza potranno essere applicate le sanzioni previste dalla normativa ambientale ed edilizia. La vigilanza è stata affidata ad Arpae, al Nucleo Carabinieri Forestale di Cesena e alla Polizia locale.
Contro il provvedimento è possibile presentare ricorso al Tar entro 60 giorni oppure, in alternativa, ricorso straordinario al presidente della Repubblica entro 120 giorni.