«Un duello?». Il punto interrogativo compare già nel titolo della notizia pubblicata dal Cittadino il 10 dicembre 1893. Da Cesenatico era arrivato il racconto di uno scontro politico finito nel sangue, ma anche di circostanze tutt’altro che chiare.
Il giovane coinvolto era un figlio di Pio Caimmi, consigliere provinciale per il mandamento cesenate e amico della redazione. Il giornale non ne riportava il nome. Lo indicava come militante del partito collettivista, mentre l’avversario apparteneva a quello repubblicano. Una questione politica avrebbe provocato una sfida, definita “all’americana”.
Secondo la cronaca, Caimmi era rimasto ferito gravemente e correva persino voce che fosse morto. Il racconto, però, avvertiva che sui particolari “circolavano versioni disparate”.
Una era particolarmente inquietante: arrivato sul luogo della sfida, il giovane avrebbe trovato l’avversario non disposto a procedere. Dopo avere voltato le spalle, sarebbe stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco. Il giornale non precisava chi avesse sparato.
È questo passaggio a cambiare il significato della vicenda. Nella versione riferita, lo sparo sarebbe avvenuto quando il confronto sembrava interrotto: un particolare che rende comprensibile il dubbio espresso nel titolo, senza consentire di stabilire quale fosse la dinamica reale.
La redazione condannava duramente simili scontri, contrapponendoli alle pratiche e alle garanzie del duello, e rivolgeva parole di cordoglio a Pio Caimmi. L’ammonimento finale era rivolto ai giovani, invitati a “non sacrificarsi per un malinteso senso del coraggio”.
Oggi quella pagina conserva insieme il racconto di una violenza e i limiti delle informazioni disponibili. Mancano il nome dell’avversario, una ricostruzione accertata e l’esito giudiziario. Resta una cronaca sospesa fra sfida e possibile agguato, nella quale il contrasto politico si intreccia con una tragedia familiare.