5 Ottobre, 2026 Cesenatico
presidente del Valverde: “Nella rissa abbiamo visto dei coltelli”

Il presidente del Valverde: “Nella rissa abbiamo visto dei coltelli”

Il Valverde è una società giovane ma ambiziosa. Uno di quei posti dove il calcio viene vissuto con i valori giusti: passione sì, ma senza l’esasperazione agonistica che, talvolta, si respira anche nelle categorie inferiori. 

E così non è stato facile in questi giorni metabolizzare lo tsunami mediatico che si è scatenato domenica scorsa quando, per la prima volta in questo angolo di provincia, si sono accesi i riflettori della cronaca nera. Completamente estraneo ai fatti, il Valverde Calcio si è ritrovato, suo malgrado, nei titoloni a sei colonne. Una visibilità di cui, come spiega il suo giovane presidente Samuele Garattoni, la società avrebbe fatto volentieri a meno. 

Presidente Garattoni, come ha vissuto domenica scorsa quegli attimi concitati? 

“Mah, ero già amareggiato per aver perso al 90° una partita che avremmo dovuto pareggiare. Al triplice fischio, mentre mi stavo recando a salutare il loro allenatore, ho sentito delle urla provenire dalla tribuna. Pensavo fosse una banale scaramuccia tra i nostri tifosi e, invece, ho alzato gli occhi e ho visto quei ragazzi con il casco ed i bastoni che assalivano i supporter del Cattolica”. 

Avete avuto paura?

“Mah, la nostra è una squadra di ragazzi, calciatori appena maggiorenni. Basti dire che il più ‘anziano’ ha solo 25 anni. Logico che, di fronte a quelle scene, molti si siano spaventati”. 

Il Cattolica, invece, è formato da calciatori molto più esperti con gente anche di 35-40 anni, come hanno reagito? 

“Erano tutti molto preoccupati per le mogli e i figli presenti in tribuna. Un calciatore del Cattolica, dal campo, ha anche detto due paroline ad uno degli assalitori e questo, come risposta, gli ha mostrato la lama di un coltello… insomma, anche se il tutto è durato non più di 4-5 minuti, abbiamo assistito a delle scene davvero assurde”. 

Quando sono arrivati i Carabinieri?

“Nel giro di una decina di minuti. Ma, all’arrivo delle prime gazzelle, gli assalitori se n’erano già andati. A quel punto, i militari hanno prudenzialmente scortato la squadra del Cattolica fino al casello dell’autostrada e tutto è finito lì, per fortuna senza feriti”. 

I supporter del Cattolica, società con una tradizione calcistica molto blasonata, sono solitamente molto numerosi: per quale ragione, secondo lei, le forze dell’ordine non hanno ritenuto di inviare, in via preventiva, almeno un’auto? 

“Mah perché, fino ad oggi, non ce n’è mai stato bisogno. Del resto, dopo i famosi fatti di Bellaria, quando nel mese di novembre ci fu il raid dei tifosi riminesi nel quartier generale degli ultras del Cesena, il Cattolica ha giocato altre cinque partite, sia in casa che in trasferta. E, in tutte le occasioni, non è accaduto nulla”. 

E voi come Valverde avete mai avuto problemi di ordine pubblico? 

“Guardi, noi una volta abbiamo preso una multa da 25 euro perché un arbitro che si chiamava “Topo” di cognome, nel referto ha scritto di essersi sentito offeso per qualche coretto che proveniva dalle tribune. Tutto qui. Quando un nostro calciatore si becca una squalifica di una giornata per comportamenti scorretti, noi per codice etico lo teniamo fermo per due partite. Insomma, certi episodi non appartengono alla nostra cultura calcistica”. 

I disordini sono accaduti sul vostro campo di gioco: temete provvedimenti disciplinari da parte del giudice sportivo?

“Sarebbe una beffa perché noi, semmai, siamo le ‘vittime’ di questa brutta storia. So che il Cattolica temeva provvedimenti, forse lo 0-3 a tavolino, ma credo che alla fine prevarrà il buon senso. Del resto, prima di quel putiferio, i tifosi del Cattolica si erano comportati in maniera egregia. Loro sono assolutamente estranei ai fatti e, quindi, è giusto che non ricevano alcuna sanzione”. 

In che modo il commando punitivo è entrato allo stadio?

“Si era detto inizialmente che avessero sfondato la rete di recinzione e, invece, pare abbiano forzato un cancelletto. L’unica certezza è che erano appostati lì da un po’ di tempo perché, non appena l’arbitro ha fischiato la fine dell’incontro, loro hanno fatto irruzione in campo. In ogni caso, sull’episodio sta indagando la Digos. Per quanto mi riguarda spero solo non tocchi a noi ripagare il cancello…”. 

Il raid, è certo, era premeditato. Voi avevate avuto qualche segnale nei giorni precedenti?

“Assolutamente no, diversamente avrei segnalato la cosa alle autorità competenti”.

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