C’é chi ha impartito lezioni di “impresa sicura” (“perché non é possibile che in due anni non ti accorgi di niente”), chi se l’é presa con l’aggettivo “straniera” (“perché non si può sempre fare del razzismo…”) e chi le ha fatto persino i conti in tasca (“ma quanto guadagna una gelateria?”).
Al di là del buonismo di facciata, Cesenatico, ci piaccia o no, é anche questa: un nostro concittadino é vittima di un furto vigliacco e noi, anziché dare una carezza o esprimere solidarietà – che facciamo? – lo mettiamo alla gogna con i pretesti più demenziali.
Stavolta, però, dopo aver incassato, parla Jessica Galletti. E secondo noi vale la pena ascoltarla.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
“Sono sempre stata affascinata dal termine “impresa”. “E’ un’impresa!”, mi dicevo quando correvo la maratona. Oppure quando da ragazzina riuscivo a saltare gli ostacoli col cavallo. E’ stata un’impresa anche studiare e laurearmi mantenendomi facendo i lavori più disparati: dalla “scattina” sulla spiaggia fotografando turisti e bagnanti all’animatrice di bimbi nei bagni al mare di Bellaria.
Anche i primi coni in gelateria… era un’impresa farli stare su in quegli anni, un gusto sopra l’altro, quando un mascarpone troppo morbido doveva reggere un cioccolato denso e una nocciola dal peso specifico notevolmente superiore. Allora non lo sapevo, ma poi ho imparato: anche l’ordine in cui posizionare i gusti sul cono ha la sua importanza… Ora lo so! Dopo un milione di coni e diverse tonnellate di gelato prodotto e venduto, certi errori non li faccio più.
Eppure, accanto alle certezze che in questi anni ho maturato dall’esperienza di imprenditrice del gelato, i dubbi e le paure – ma anche “l’ottimismo della volontà” – continuano ad accompagnare la mia “impresa”.
Del resto anche Dante qualche dubbio se lo pose mentre cominciava il suo cammino agli inferi: “Perché, pensando, consumai la ’mpresa che fu nel cominciar cotanto tosta”. Ma non per questo vi rinunciò.
Ecco perché forse sono diventata “imprenditrice”: non per avere un’impresa ma per compiere un’impresa.
La mia “impresa” più bella non è comunque la triade di gelaterie “Il Jelato di Jessica” che si estende su Cesenatico, Cervia e Cesena. No, la mia impresa più bella è Francesco, il mio bimbo di 10 anni che è stato concepito nei giorni in cui aprivo la mia prima gelateria nel 2014.
Anche lui è cresciuto in questi anni respirando quell’aria fatta di consapevolezza che le cose belle richiedono impegno, cura e fiducia, in sé stessi e negli altri.
Ed eccomi giunta al perché di queste considerazioni: la fiducia in sé stessi e negli altri è il cuore di qualunque impresa di successo.
In questi giorni, dopo una serie prolungata di furti nelle mie gelaterie da parte di una dipendente infedele, mi sono trovata nella paradossale situazione di dover spiegare ad amici e conoscenti che si può essere sì traditi miserabilmente da qualcuno (nello specifico “qualcuna”) che fino al giorno prima godeva della tua massima fiducia, ma che non per questo deve far venire meno la “fiducia” nell’impresa che si sta compiendo.
Non si è mai da soli quando si fa impresa. Chi collabora con te è importante quanto te e questa convinzione non viene meno neppure nel momento in cui qualcuno decide di farti cadere.
Non amo minimizzare e neppure ingigantire ciò che mi accade, ma due anni di furti ripetuti e vili hanno scosso le basi economiche della mia “impresa”. Ma non le basi della mia fiducia in tutte le altre persone che mi circondano nel lavoro e nella vita.
Ecco perché in questi giorni ho lasciato che alcuni particolari (che consentissero, da un lato, di escludere chiaramente dalla grave responsabilità dei furti le mie collaboratrici in gelateria e, dall’altro, di individuare la vera responsabile) circolassero liberamente.
Non è stato facile accorgersi di essere oggetto di furti continui, così come non è stato facile accertare le responsabilità e consegnare la colpevole alla Giustizia. Ma la cosa meno facile di tutte è stato prendere atto di un tradimento di quella fiducia che è il collante di qualunque sodalizio famigliare o, come in questo caso, di “impresa”: mi viene da pensare se a Coppi un compagno di squadra avesse passato una borraccia d’acqua avvelenata…
Eppure sono ripartita e scrivo queste righe per rassicurare, soprattutto chi lavora insieme a me, che nulla potrà mai annullare il piacere che provo nell’offrire a tutti il prodotto della mia passione e della mia esperienza: un gelato buono, sano e naturale che tutti quelli che hanno provato in questi anni, hanno imparato ad apprezzare. Quindi si va avanti!
Quando l’altra mattina ho messo fine, insieme ai carabinieri, ad una vicenda che durava da molti mesi ho capito subito che la mia “impresa” continua e che solo chi ha tanto tempo libero può pensare di affidare ad un “post” su Facebook un giudizio superficiale sulla dinamica di un evento che ha dei contorni grigi ancora da chiarire.
Ringrazio chi mi è stato vicino in questi giorni anche solo con un messaggino (ne ho ricevuti moltissimi!) e prometto che, pur avendo per ovvi motivi cambiato le serrature in gelateria, la “porta” della ricerca di un gelato sempre più buono e più sano resta spalancata!”.
Jessica